Camerun

Nella regione nord-occidentale del Camerun sono scoppiati lunedì violenti scontri dopo che le forze dell’ordine hanno ucciso un ragazzo di 17 anni. I disordini segnano il riaccendersi delle tensioni nelle due regioni di lingua inglese, nonostante il presidente Paul Biya abbia ordinato la scorsa settimana la scarcerazione di 55 manifestanti detenuti, nel tentativo di riaprire il dialogo e far concludere lo sciopero che va avanti in questa zona del paese da nove mesi.

Il sito web di Voice of America (VoA), riferisce che lunedì sera nel cuore degli scontri tra la popolazione e le forze di sicurezza, centinaia di persone correvano gridando a cercare rifugio nella cattedrale nella città nordoccidentale di Kumbo. La popolazione – che accusa le forze di sicurezza di aver provocato le violenze – esponeva le bandiere separatiste e i militari cercavano di rimuoverle.

La scintilla è stata l’uccisione di un ragazzo di 17 anni nel vicino villaggio di Kifem. In una dichiarazione ufficiale, il ministro della Difesa del Camerun, Joseph Beti Assomo, ha dichiarato che il ragazzo è stato colpito accidentalmente da un proiettile dopo che gli abitanti dei villaggi hanno attaccato i gendarmi con fucili rudimentali, ferendo uno di loro. Il ministro ha aggiunto che i gendarmi erano a Kifem per un’operazione anti-droga e che hanno aperto il fuoco per autodifesa. Secondo quanto annunciato in seguito dallo stesso ministero, però, il comandante dei gendarmi a Kumbo sarebbe stato destituito.

Una scuola e gli edifici governativi sono stati bruciati in segno di protesta. I media locali riferiscono che una seconda persona è stata uccisa ieri nel corso di nuove violenze, ma la notizia non è stata verificata in modo indipendente. Si tratterebbe della settima vittima ufficiale dall’inizio delle proteste, nel novembre 2016.

Le scuole avrebbero dovuto riaprire dopo essere state chiuse lo scorso novembre, all’avvio dello sciopero di avvocati e i insegnanti, e delle proteste contro il governo centrale di lingua francofona, accusato di discriminare le popolazioni anglofone e di imporre loro la lingua e la cultura d’oltralpe. Ma pochi giorni fa, all’avvio del nuovo anno scolastico, milioni di bambini non si sono presentati in classe nelle regioni di lingua inglese.
Il dialogo è difficile anche per l’atteggiamento del presidente Biya che ha ripetuto in più occasioni di non essere disposto a trattare con i movimenti separatisti che cavalcano la protesta. (VoA)