Presidenziali
Le opposizioni hanno chiesto l’annullamento del voto presidenziale del 9 ottobre per frodi assortite. Ma è improbabile che la Corte suprema si muova in questa direzione. Così appare scontata la rielezione per la sesta volta del settantottenne Paul Biya.

Sette milioni e mezzo di elettori sono stati chiamati alle urne il 9 ottobre per le presidenziali. Una formalità, soprattutto se si tien conto che in Camerun si vota a un solo turno, vince cioè il candidato che ottiene più voti. Senza correre rischi, a 78 anni Paul Biya, dopo aver fatto emendare nel 2008 la costituzione così da potersi ripresentare all’infinito e, dopo 29 anni di presidenza, si è riproposto per continuare ad essere presidente per sette anni ancora.

A sfidarlo, un’opposizione particolarmente frammentata e divisa e quindi candidata a non farcela: 22 candidati, tra i quali il più noto rimane il settantenne uomo d’affari John Fru Ndi, candidato del Fronte democratico sociale (Sdf, nell’acronimo inglese), il partito di maggior peso politico dopo il Rassemblement democratico del popolo camerunese (Rdpc), il partito del presidente. Fru Ndi è ormai diventato la caricatura dell’oppositore di sempre che ha sognato tutta la vita la poltrona del presidente che non avrà mai

Ma quanti elettori si sono recati ai seggi? Questo è l’unico dato importante. Molto pochi, secondo tutti gli osservatori. L’opposizione parla di un 30%. Secondo il governo, un 60-70%. Governo decisamente schierato a difendere un’elezione che si è svolta, è vero, praticamente senza incidenti. Stando così le cose, maggioranza e opposizione evidentemente vivono nello stesso paese ma non hanno preso parte alla stessa elezione!

Perché se è vero che tutti gli osservatori nazionali e internazionali parlano di un’elezione trasparente, l’opposizione parla di disfunzioni gravi, di irregolarità gravi, di liste elettorali con nomi che si ripetono più volte, ed elettori trovati con in mano non uno, ma molti certificati elettorali (un elettore fino a 14!). Risultato: dieci partiti hanno presentato domanda di annullamento alla Corte suprema e l’Sdf l’annullamento totale dello scrutinio perché illegittimo per via di casi di frodi massicce, voti multipli, penuria di certificati elettorali e corruzione di elettori. Ma la Corte suprema è composta di magistrati praticamente tutti schierati con Biya, quindi inutile farsi illusioni. Il risultato è scontato: Biya al potere per altri 7 anni in un paese condannato all’immobilismo e alla povertà.

A non recarsi al voto sono stati soprattutto i giovani. La disoccupazione raggiunge il 40% e le possibilità di trovare un lavoro sono quasi inesistenti. Manca la prospettiva di un cambiamento. La loro frustrazione è legata anche alla pletora di gerontocrati che domina la politica e alla frattura generazionale che li vede emarginati. Loro non vogliono, però, legittimare la pagliacciata elettorale di chi, politico, pensa solo ai propri interessi (e questo vale purtroppo anche per l’opposizione).

La sola volta che, dall’indipendenza, i camerunesi hanno potuto recarsi a elezioni con concorrenti veri è stato nel 1992, all’indomani del vento di democratizzazione che aveva soffiato anche sul Camerun dopo il crollo del Muro di Berlino. Allora, il 60% degli elettori gli aveva votato contro, ma Biya era risultato eletto grazie al meccanismo elettorale del turno unico previsto dalla costituzione. La disaffezione per le urne si era già vista: nel 2007 solo il 70% degli iscritti si era recato alle urne per le legislative e municipali. Mancava un’alternativa credibile.

Al potere dal 1982, Biya pensa di essere indispensabile al paese e che la classe politica camerunese non sia ancora pronta a una transizione. Biya, soprattutto però, è quel presidente che nel 2008 ha represso nel sangue la protesta di migliaia di giovani, in particolare a Douala, la capitale economica del paese, scesi in strada a protestare contro la disoccupazione, la povertà, il mal di vivere, e rivendicare una vita meno abominevole. Lo stesso Biya ha zittito la collera degli studenti a colpi di manganelli e piombo, facendo una quarantina di morti, secondo il governo, molti di più secondo l’opposizione. Sempre lui ha dato dell’ “apprendista stregone” a una gioventù mobilitata contro gli abusi economici e sociali. Costretta, ormai, all’economia dell’arrangiarsi.

Il Camerun si ritrova dunque, da una parte con un presidente logorato, superato, uomo del passato e dal bilancio passivo, e dall’altra con un’opposizione priva di credibilità e ben lontana dall’integrità che dovrebbe manifestare. Tutti i politici camerunesi, infatti, si sono recati alla…”greppia”, mettendo in prim’ordine le loro ambizioni personali, a spese dell’interesse del popolo. Nel frattempo, anche gli “indignati” camerunesi restano in agguato. Basterà un pretesto e ne vedremo di belle anche in Camerun.