INCONTRI & VOLTI – maggio 2009
Alex Zanotelli

Il 26 marzo c’è stata l’inaugurazione dell’inceneritore di Acerra, nel Napoletano. Sia chiaro: “inceneritore”, non “termovalorizzatore”. Sotto i riflettori dei media c’erano circa 400 personalità, il fior fiore della politica e dell’imprenditoria. Un evento costruito ad arte, per affermare che Silvio Berlusconi è riuscito dove tutti gli altri governi avevano fallito. Lui, insomma, avrebbe risolto il problema dei rifiuti di Napoli e della Campania.

Invece, da quello che risulta a noi (il movimento contrario all’inceneritore), a oggi (e siamo al 17 aprile, ndr) la “megamacchina” non sta ancora funzionando. E questo perché l’inceneritore è stato costruito dall’Impregilo con una tecnologia già superata; quando negli ultimi mesi ci ha messo le mani il Gruppo “A2A”, utilizzando una tecnologia totalmente nuova, si è trovato nei guai.

Insomma, l’inaugurazione è stato un bluff di Berlusconi. Un bluff tragico per quest’area del Napoletano. Va ricordato che l’inceneritore è sorto in quello che è chiamato il “triangolo della morte”: Nola-Acerra-Marigliano. In questo territorio sono state sepolte tonnellate di rifiuti tossici, con il risultato che la gente muore di tumore. Ora, costruire un inceneritore che, per quanto ne dicano, produce diossine e, quindi, tumori, è un crimine. L’ho detto e lo ribadisco.

Molti si chiederanno: perché la popolazione non ha reagito? Per rispondere, bisogna capire ciò che è accaduto ad Acerra. Quando è stato deciso di costruire l’inceneritore, la gente ha reagito, eccome: il 29 agosto 2004 ci fu una manifestazione con oltre 30mila persone, praticamente tutta la città. Il fatto è che quel giorno i manifestanti vennero bastonati di santa ragione, benché al corteo partecipasse lo stesso vescovo di Nola, mons. Beniamino Depalma. Da allora la gente si è un po’ ripiegata su sé stessa e s’è fatta prendere dalla paura. La resistenza all’inceneritore è stata portata avanti da una minoranza, pur in continuità con quel movimento di popolo.

In ogni caso, la costruzione dell’inceneritore è andata avanti fino a quando l’Impregilo non è stata portata in tribunale e lo stesso Antonio Bassolino, presidente della giunta regionale della Campania, è stato indagato. È stato a questo punto che sono entrati in azione Berlusconi e Guido Bertolaso, con la decisione di aff idare la fase finale alla “A2A”.

Alla vigilia dell’inaugurazione dell’inceneritore, abbiamo manifestato ad Acerra in più di 2mila. Il vescovo della città non ha partecipato al corteo, ma ha affermato che non avrebbe mai benedetto l’inceneritore: una presa di posizione comunque importante. Il giorno dell’inaugurazione siamo scesi di nuovo in piazza, questa volta con il supporto degli studenti delle superiori. Abbiamo tentato di avvicinarci all’inceneritore mentre si svolgeva il taglio del nastro, ma siamo stati bloccati dalla polizia.

Dunque, l’inceneritore, secondo noi, non sta funzionando. Verificarlo direttamente non è possibile, perché la “megamacchina” è in un’area militare, presidiata dall’esercito. Ma se mai funzionerà, non farà che produrre altre diossine, altre nanoparticelle che andranno a inguaiare ancora di più il territorio.

Noi continueremo a batterci contro l’inceneritore e continueremo a proporre una nostra soluzione. Si chiama “Campania rifiuti zero”. Riteniamo che ogni comune possa riuscire a fare la raccolta differenziata di almeno il 70% dei rifiuti che produce. Il 40% può diventare compost per concimare i campi e il 30% di rifiuto secco può essere riutilizzato dall’industria. Del rimanente 30%, il 25% può essere smaltito educando i cittadini a eliminare il più possibile l’utilizzo della plastica, ad acquistare prodotti privi d’imballaggio e a non bere l’acqua minerale. Rimane un 5% di materiale non riciclabile, che bisogna puntare a non produrre più.

Per salvare la salute bisogna invertire la rotta. Che va in senso contrario a quella prevista dal decreto Berlusconi: 4 inceneritori (il primo è quello di Acerra; se entrassero tutti in funzione, la Campania dovrebbe importare rifiuti) e le 12 megadiscariche.