Premiato Un homme qui crie
Si è conclusa la 63esima edizione del festival di Cannes, che ha premiato con la Palma d’Oro il film Oncle Boonmee Who Can Recall His Past Lives del regista tailandese Apichatpong Weerasethakul. L’Africa torna a vincere con il Premio della Giuria assegnato a Un homme qui crie del ciadiano Mahamat-Saleh Haroun.

«La scelta di premiare il regista Weerasethakul è stata determinata dalla capacità di trattare il mistero della morte, di raccontarlo secondo dei codici assolutamente inusuali, lontani dagli standard hollywoodiani», così Tim Burton, presidente della giuria di questo festival di Cannes, ha spiegato l’attribuzione della Palma d’Oro al film thailandese Oncle Boonmee Who Can Recall His Past Lives.

 

Mentre era da diversi giorni, che si mormorava della possibile vittoria dello zio Boonmee assieme a Another Year di Mike Leigh e Des hommes et des dieux di Xavier Beauvois, è stata invece una sorpresa inaspettata, ma piacevole, la premiazione di Un homme qui crie del regista ciadiano Mahamat-Saleh Haroun (nella foto in alto, a destra), vincitore del Premio della Giuria.

 

I giurati hanno motivato la propria scelta, definendolo un film universale sulla redenzione e sulla passione.

«E’ un film che trascende la regione del mondo nel quale è stato girato, facendo diventare la storia intima del personaggio, la storia di ogni spettatore. Haroun infatti non riscatta il suo protagonista, ma lascia al pubblico la possibilità di farlo. Il film racconta il momento in cui un essere umano vacilla e si trova a dover scegliere tra diverse opzioni».

 

Attori di "Hors la loi"

 

Ci sembra la migliore definizione per questo lungometraggio, che si potrebbe applicare anche alla produzione di Rachid Bouchareb, Hors la loi, che pur non avendo portato a casa nessun premio della competizione, verrà ricordato per le troppe polemiche e l’intelligenza acuta nell’interrogare la Storia che lega indissolubilmente la Francia e l’Algeria.