L’Africa al 64° Festival di Cannes
Grande attenzione del pubblico per il secondo lungometraggio del sudafricano Oliver Hermanus, presente nella selezione ufficiale Un certain regard, alla 64esima edizione del festival di Cannes.

A Cannes, i due estremi del continente.

Skoonheid, che in lingua afrikaans significa bellezza, ha colpito e impressionato non poco il pubblico e i critici del festival. Il protagonista François, cinquantenne afrikaner, residente nella periferia agiata della città di Bloemfontein, una città del Sudafrica centrale, dalla vita apparentemente tranquilla e molto borghese, incontra, dopo molti anni, il figlio universitario di un amico di infanzia, per il quale prova da subito una forte attrazione.

A poco a poco, l’attrazione per il giovane Christian si trasforma in una vera e propria ossessione, che porterà François a seguire la sua vittima fino a Cape Town.

 

Nonostante il disprezzo ostentato dal protagonista nei confronti dell’omosessualità e dall’esasperato “machismo” degli uomini della piccola comunità di afrikaner, scopriamo che molti di loro si ritrovano periodicamente per avere rapporti omosessuali. Al gruppo di incontri, però, possono partecipare solo uomini rigorosamente “bianchi” e non dichiaratamente omosessuali, «niente pazze e meticci», dice il protagonista ad un amico che ha infranto le regole.

Il regista Hermanus affronta il tema del razzismo e dell’omofobia, da un punto di vista inatteso e estremo, ma soprattutto ci stupisce, come nel suo primo lungometraggio, intitolato Shirley Adams – il ritratto di una madre che lottava per il figlio diventato tetraplegico, a causa di una pallottola vagante – il crudo realismo del giovane cineasta che non lascia nessuno spiraglio di vita migliore ai suoi protagonisti. Del futuro di François o di Christian, infatti, non sapremo nulla alla fine del film. Di sicuro, la bellezza evocata dal titolo della pellicola esprime invece l’inquietudine e la follia di una vita troppo ordinaria e tranquilla.