A Capo Verde il presidente José Maria Neves ha sottolineato la necessità di migliorare ulteriormente il sistema di governance locale, ritenuto fra i migliori in Africa, in occasione della giornata internazionale della democrazia che si è celebrata ieri 15 settembre come ogni anno dal 2007, anno in cui è stata istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite.
La democrazia delle isole è stata scossa, fisicamente e figurativamente, dalla tempesta Erin che vi si è abbattuta il mese scorso. A diverse settimane dal passaggio della calamità, poi trasformatasi in un vero e proprio ciclone a largo nell’Oceano Atlantico, lo scontro politico non si placa.
L’11 agosto agosto le isole del barlavento, la metà settentrionale dell’arcipelago di Capo Verde che comprende anche Santo Antão, São Nicolau e São Vicente, sono state colpite da un evento atmosferico estremo e piuttosto raro, nel mese di agosto; São Vicente in modo particolare ha sofferto le peggiori conseguenze, con nove morti e diffuse distruzioni di infrastrutture.
L’evento si è immediatamente trasformato in un test per il funzionamento delle istituzioni capoverdiane e per la prontezza della comunità internazionale nel soccorrere le popolazioni interessate. E il bilancio, come spesso accade, è in chiaroscuro.
Le accuse delle opposizioni
Le opposizioni attaccano: Adilson Graça, rappresentante regionale del Partito Africano dell’Indipendenza di Capo Verde (PAICV), partito al momento all’opposizione del governo nazionale ma che esprime il presidente della repubblica, ha accusato di inerzia Augusto Neves, il sindaco di Mindelo, capoluogo di São Vicente e seconda città del paese dopo la capitale Praia.
Secondo Graça, il primo cittadino non avrebbe preso a suo tempo neanche le più piccole precauzione per evitare un disastro come quello che si è poi abbattuto sull’isola, come a esempio la ripulitura della rete fognaria e dei corsi d’acqua locali. Una volta colpiti dalle forti piogge giunte con il ciclone, i condotti intasati avrebbero fatto da tappo alla forza delle acque, provocando danni consistenti.
Sulla stessa linea anche Salvador Mascarenhas, dell’associazione Sokols 2017, con sede a Mindelo. Secondo Mascarenhas, le maggiori responsabilità dovrebbero essere imputate ai vigili del fuoco e alla protezione civile, responsabili, a sua opinione, di non aver dato alcun allerta preventiva, mentre l’Istituto di Metereologia ha ammesso di non avere avuto la capacità di prevedere la forza dell’evento.
Cause strutturali
In realtà, scarsa prevenzione a parte, le ragioni del perchè i disastri si sono concentrati a São Vicente, più che a Santo Antão, sono strutturali: come ha sottolineato l’opinionista José Fortes Lopes, urbanizzazione eccessiva, impermeabilizzazione del suolo a causa della diffusione dell’asfalto e occupazione di spazi vulnerabili e su cui non si doveva costruire, formando vere e proprie favelas, sono le ragioni di fondo di un disastro annunciato.
Oltre a questo, il centralismo di Praia ha portato a una concentrazione di risorse nella capitale, lasciando le altre città a se stesse, in balia di eventi atmosferici estremi e difficilmente gestibili da parte di municipi con mezzi e competenze limitati.
Di diverso segno è stata la reazione alla catastrofe: la società civile si è prontamente mobilitata, come era accaduto nel 2014 per l’eruzione del vulcano dell’isola di Fogo. Da Santo Antão sono partiti volontari per aiutare i concittadini di São Vicente.
Il governo dal canto suo ha dichiarato lo stato di calamità naturale e già il 17 agosto ha approvato un piano di recupero, finanziato dal Fondo nazionale di emergenza stanziato nel 2019. L’iniziativa prevede il sostegno alle famiglie colpite, con benefici economici e il trasferimento in nuovi alloggi di quanti hanno perso le loro abitazioni.
Sul piano internazionale, l’Unione Europea ha stanziato 350mila euro per aiutare circa 40mila persone con necessità immediate, quali la disponibilità di acqua, alloggio, alimenti e assistenza sanitaria. Un programma finanziario di assistenza speciale è stato varato dalla Banca di Capo Verde (BCV), per un ammontare di circa 90 milioni di euro, destinato ad aiutare famiglie e soprattutto imprese danneggiate, direttamente o indirettamente, da Erin.
Stress test per Capo Verde
Se, quindi, le misure di prevenzione hanno lasciato a desiderare, la catastrofe di agosto sembra sia servita alle autorità di Capo Verde per ripensare un modello amministrativo ancora molto centralizzato e poco funzionale per rispondere alle calamità naturali ormai frequenti nell’arcipelago. La prospettiva è creare una cultura maggiormente consapevole rispetto al rischio e alla sua gestione, in tutte le sue fasi.
E il dibattito politico successivo all’evento ha certamente fatto da stimolo affinché si possano implementare azioni più rapide ed efficaci, al netto di questioni strutturali che riguardano essenzialmente i grandi centri urbani, come Praia e Mindelo, in cui la precarietà abitativa e l’insufficienza della rete fognaria rappresentano sfide strutturali ancora da affrontare.