A Milano fino al 21 marzo
Con “C.A.R.A. Italia” Dagmawi Yimer torna a parlare di immigrazione e lo fa con un documentario fuori concorso, al Festival del cinema africano. d’Asia e America Latina a Milano.

Il festival di Milano è anche un occasione per guardare all’Africa in mezzo a noi. Dopo il successo di “Come un uomo sulla Terra”, il regista etiopico Dagmawi Yimer, rifugiato politico, in Italia da alcuni anni, torna a parlare di immigrati. Lo fa ancora una volta privilegiando i volti, le parole e i racconti dei protagonisti per raccontarci il vuoto in cui vivono fisicamente ma anche psicologicamente le centinaia di residenti di un centro di accoglienza per richiedenti asilo fuori Roma.

Dopo un inizio che fatica a farci entrare nel cuore del film, le immagini diventano intime, forti e i personaggi si delineano. Nei lunghi corridoi, nei grandi stanzoni, nei guanti bianchi dei militari che distribuiscono il cibo della mensa del centro passa immediatamente quella sensazione di assenza d’umanità. Le diverse spiritualità, la volontà nell’apprendere la lingua italiana ma soprattutto la voglia di libertà sono ben espresse e diventano infine un grido di denuncia.Le incapacità dello stato italiano nella gestione dei richiedenti asilo è mostrata dalla sorte che tocca ai protagonisti del film che alla fine si ritrovano soli e senza un vero futuro.

Persi in una stazione Termini simbolo di un cammino che è solo all’inizio per chi riesce ad uscire dal centro di accoglienza.Se da una parte gli organismi e certe istituzioni rispondono con generosità ai bisogni dei migranti, dall’altra l’interrogativo sul loro futuro resta drammaticamente forte.

Abbiamo incontrato il regista Dagmawi Yimer che ci parla del film e dei suoi progetti futuri.