Attacco frontale dell’arcivescovo di Kinshasa, capitale della Repubblica democratica del Congo, il cardinale Fridolin Ambongo, contro l’accordo di pace concluso il 27 giugno a Washington tra la Rd Congo e il Rwanda, grazie alla mediazione americana. Per lui si tratta di una “falsa soluzione”.
«Sono chiaramente in favore della pace, sono sempre contento quando le armi vengono deposte, quando si decide comunque di porre fine alle violenze, ma quello che non va bene è l’ipocrisia». Il card. Ambongo, noto per la sua schiettezza, così commenta l’accordo siglato tra il suo paese e il vicino Rwanda.
Il suo timore è che gli interessi personali dei signori che hanno deciso di sedersi attorno a un tavolo renda fragile l’accordo, quando invece c’è un bisogno immenso di una pace duratura, soprattutto per l’est congolese, piegato da decenni di violenti conflitti.
«La corsa ai minerali strategici è oggi, soprattutto in Africa – afferma ancora il cardinale ‒, all’origine della proliferazione dei gruppi armati». Le soluzioni però non possono essere calate dall’alto né possono arrivare dall’esterno.
Il cardinale congolese, in Vaticano, ai giornalisti convenuti per la presentazione del documento delle Chiese del Sud del mondo sulle questioni climatiche in vista della Cop30 di novembre in Brasile, ironizza sulla soluzione proposta da Donald Trump alla Rd Congo e al Rwanda: «Siete in guerra tra voi e la causa della guerra sono i minerali. Adesso arrivo io, il grande Trump, vi riconcilio e voi mi date i vostri minerali», dice ironizzando il cardinale, manifestando il pensiero e l’interesse del presidente degli USA nella mediazione della pesante contesa che dura da anni nel cuore dell’Africa.
Ambongo ricorda che Trump «ha provato questa soluzione in Ucraìna, ma non ha funzionato». Se si vuole pace bisogna tener conto della realtà vissuta dalle popolazioni dell’est della Rd Congo, vittime di una guerra che si alimenta da decenni.
Da sempre gli esponenti delle Chiese africane evidenziano che sono in tanti a voler mettere le mani sulle ricchezze del loro continente. «Terra ricca di biodiversità, minerali e culture, ma impoverita da secoli di estrattivismo, schiavitù e sfruttamento ‒ sottolinea Ambongo ‒. L’Africa non è un continente povero, è un continente saccheggiato».
Perché «mentre le nostre comunità rimangono prive d’acqua, la corsa ai minerali è alla base della proliferazione dei gruppi armati».
La “pace americana” tra Kinshasa e Kigali rischia dunque di essere effimera, come dicono fonti della Chiesa congolese, perché non viene affrontato uno dei principali nodi all’origine delle violenze che devastano in particolare le regioni del Kivu: il ruolo delle milizie M23 – riconosciute dall’ONU come responsabili di numerose atrocità nell’est del paese ‒ sostenute dal Rwanda che, dopo aver occupato a gennaio scorso Goma, nel Nord, sono entrate anche a Bukavu, capoluogo del Sud.
Nonostante dubbi e timori, la Chiesa congolese sostiene comunque il processo di pace che prevede la cessazione delle ostilità, cosa indispensabile in quelle terre: «Ci sono fratelli e sorelle nostre che soffrono nell’est del paese. Di fronte a questa situazione, sosteniamo la firma di un accordo per porre fine alla guerra e quindi alle sofferenze del nostro popolo», ha affermato l’arcivescovo di Kinshasa.
Auspicando che nonostante gli interessi che hanno portato alla firma, diventi possibile cominciare a scrivere una nuova pagina.
Rimane però da capire se la voce del card. Ambongo, ascoltata dalla stragrande maggioranza della popolazione congolese, peserà abbastanza per riorientare una dinamica diplomatica che rimane largamente orientata da giochi geopolitici ed economici, troppo lontani dai villaggi straziati del Nord e del Sud Kivu.