Le difficoltà incontrate da una proprietaria di resort in Liguria, desiderosa di ospitare a sue spese poche coppie di profughi: la burocrazia e i politici della paura gli ostacoli che ha dovuto superare.

Maggio 2015. Nei porti liguri arrivano migliaia di migranti. Solo a La Spezia ne sbarcano 500 e Giovanna Cossia de Poli, proprietaria del resort “La Francesca” di Bonassola, decide di farsi avanti: «Mi sono detta che avevo la possibilità di fare qualcosa. Ma a La Spezia la prefettura è aperta solo 3 mattine alla settimana, per tre ore! Sono riuscita, dopo vari tentativi, a parlare con i funzionari una prima volta e si sono limitati a ringraziarmi, dicendo che mi avrebbero ricontattata». Ma non accade. Passano i giorni, “l’emergenza migranti” è sempre il titolo di apertura dei notiziari locali e Giovanna torna alla carica: «Questa volta mi hanno chiesto perché insistessi tanto a voler ospitare dei profughi a casa mia. Ho cercato di spiegare loro che semplicemente mi sentivo sensibile al problema perché, avendo viaggiato tanto, anche per lavoro, conoscevo le condizioni di vita dei paesi da cui questi migranti arrivano e volevo fare qualcosa per loro. La risposta è stata sarcastica: “Lei parla il tigrino signora?”. Ovviamente ho risposto di no. Ma ho chiesto, a mia volta, quante persone in tutta la provincia spezzina parlano questa lingua».

Giovanna non si fa intimidire e forte della sua volontà di ospitare insiste. E spiega la sua intenzione: accogliere una o due madri sole con figli: «Mi sembravano le persone più vulnerabili e la mia struttura mi sembrava adatta ad accoglierle». Passano altri venti giorni di silenzio. Alla successiva telefonata, Giovanna viene a sapere che la provincia di La Spezia ha deciso di accogliere solo uomini e non famiglie, né, tanto meno, madri sole. Decide allora di offrire la sua disponibilità alla “Casa della Carità” di Milano. Nessuna famiglia accetta, tuttavia, di lasciare la grande città, ricca di opportunità, per trasferirsi in un piccolo paese. Giovanna, così, torna a concentrarsi sulla sua provincia. Si rivolge più volte alla Caritas di La Spezia, la quale ringrazia e dà la solita risposta: “Le faremo sapere”.

«Nel frattempo, ai primi di giugno, avevo scritto una lettera aperta, pubblicata nelle pagine locali dei quotidiani La Nazione e il Secolo XIX, spiegando che volevo fare la mia parte ospitando, da privata, alcuni migranti. Il venerdì successivo, giorno di mercato a Bonassola, Fratelli d’Italia e Lega Nord organizzano un banchetto, contestando la mia posizione, dicendo che volevo snaturare il turismo di qualità e il benessere dei cittadini, visto che i migranti, com’è noto, portano malattie». Giovanna, furiosa, ingaggia sui quotidiani un confronto a botta e risposta con chi la critica, precisando che non è in previsione l’apertura di alcun centro, e che non ha intenzione, come riportato da alcuni giornali, di ospitarli “tutti”. Chiede ai suoi ospiti di firmare una lettera in cui dicono di non avere paura degli stranieri, per dimostrare che il turismo non verrà danneggiato dalla sua solidarietà.

Scoppia un caso: arrivano le televisioni, lei si presta alle interviste, ma le istituzioni locali rifiutano il confronto. Nel frattempo, Giovanna continua a chiamare la prefettura per avere informazioni, e ad agosto ottiene una copia della convenzione per gli enti che accolgono. «Il protocollo prevede la fornitura dettagliata di beni da fornire ai profughi: fazzoletti, spazzolino, dentifricio…; la cifra quotidiana di 2,5 euro al giorno da dare al richiedente asilo e quella per chi li ospita: di 32 euro». La convenzione, però, non si può stipulare con dei privati cittadini, ma solo con enti accreditati. Così, Giovanna si rivolge alla Croce Rossa che, a La Spezia. Cpn la Caritas sono gli unici enti che possono accogliere.

Questa strada paga: «A settembre mi chiamano dicendomi che erano arrivate due giovani coppie di sposi nigeriani, tra i 29 e i 35 anni. Ho subito accettato di ospitarli». L’accordo prevede che lei ospiti i giovani gratuitamente per nove mesi, fino a maggio, mentre la Croce Rossa, che incassa dal ministero dell’interno la diaria per migrante, continuerà a fornire loro i servizi previsti dal bando della prefettura: assistenza legale e sanitaria, mediazione culturale, insegnamento dell’italiano.

Una relazione complicata.

Per Giovanna, tuttavia, l’esperienza di accoglienza parte in salita: il dialogo coi ragazzi non è facile, il loro inglese non è comprensibile; sembrano reticenti a raccontare il motivo per il quale hanno lasciato il loro paese. All’inizio vengono alloggiati in due camere matrimoniali, e si affidano al ristorante del resort per mangiare. «Per il cibo ci sono stati subito molti problemi e alla fine ho trasferito una delle due coppie in un alloggio con la cucina, e mi sono fatta fare la lista di quello che volevano: riso, uova, verdure… (…)

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