Musica da non perdere
Da Ravenna alle Dolomiti, da Arezzo a Torino, da Perugia a Milano, l’Africa è protagonista
di appuntamenti di altissima qualità durante l’estate dei festival italiani.

Uno degli spettacoli dedicati alla musica nera da non perdere è il concerto “Black is Beautiful”, che il Ravenna Festival ha scelto per la chiusura delle notti di Palazzo San Giacomo il 15 luglio (www.ravennafestival.org). Protagoniste saranno due voci femminili di grande potenza e un virtuoso del balafon, uno degli strumenti più rappresentativi della musica in acustica. Si potrà ascoltare la camerunese Kareyce Fotso, polistrumentista rivelazione, che usa con abilità una voce eccezionale e l’asprezza della lingua bantu. Il tutto passando da strumenti tradizionali, come la sanza e il tamburo parlante (talking drum), ma anche impiegando le chitarre elettriche.

 

Con lei ci sarà la cantante, ballerina e percussionista Dobet Gnahoré, “dea nera” ivoriana, che ha ereditato la forza della tradizione bété. Dobet è in grado di creare atmosfere uniche con un carisma che la rende uno dei nomi più interessanti della scena contemporanea dell’Africa Occidentale. Assieme a loro, il maliano Aly Keïta, già compagno di avventure di Joe Zawinul (ex Weather Report), del cubano Omar Sosa e dell’indiano Trilok Gurtu, in grado di trarre dal proprio balafon sonorità spettacolari e sontuose, quasi da orchestra.

 

Il 15 luglio, l’Arezzo Wave Festival (www.italiawave.it) presenta il concerto dei Radiodervish, il gruppo italo-palestinese che da diversi anni ha creato un originale crossover fra musica araba e melodie mediterranee.

 

Il 17 luglio ci si sposta a Milano, dove la meritevole rassegna del Carroponte a Sesto San Giovanni (www.carroponte.org) presenta Baba Sissoko, polistrumentista e cantante maliano, in grado di attualizzare (e tradurre in un linguaggio comprensibile al pubblico occidentale) la tradizione dei griot.

 

Il 22 luglio la rassegna Trasimeno Blues (in provincia di Perugia, www. trasimenoblues.it) ospita un altro cittadino del Mali, il chitarrista e cantante Habib Koité, che alla guida di un ensemble acustico presenta un viaggio sonoro che ripercorre la sua fortunata carriera, cominciata negli anni ’90 con la partecipazione a importanti festival inglesi.

 

Un altro omaggio all’Africa arriva da un pianista cubano, a Fano, in provincia di Pesaro, il 26 luglio: Omar Sosa, con il progetto “Afreecanos”, riconosce al patrimonio sonoro africano l’enorme importanza che ha avuto nella genesi del jazz e delle musiche nere dei Caribi.

 

Da non perdere, dal 26 luglio al 5 agosto, Mama Africa Meeting 2012, ospitato dalla Regione Toscana nella provincia di Massa Carrara (www. mamaafrica.it). Un festival (ma anche un’occasione d’incontro) che, oltre ai concerti, prevede laboratori, seminari (di danza e strumenti) e convegni. In scena, artisti da tutta l’Africa Occidentale, con Parissi, Ba Cissoko e Adama Bilorou, trio fra i protagonisti della sezione concerti. Un’iniziativa che, fra gli altri obiettivi, ha quello di raccogliere fondi per l’alluvione del 25 ottobre dell’anno scorso che ha danneggiato il borgo medievale di Mulazzo, nella zona del Preappennino toscoemiliano.

 

Chi si fosse perso l’esibizione di Dobet Gnahoré al Ravenna Festival, potrà ascoltare la cantante ivoriana a Forte Corno (Val del Chiese), il 2 agosto al Festival “I suoni delle Dolomiti” (www. isuonidelledolomiti.it), questa volta alla guida del suo gruppo, composto da musicisti africani, francesi e tunisini. Non a caso, Dobet vive dal 1999 a Marsiglia, dove si è stabilita, dopo aver lasciato la Costa d’Avorio. Dal vivo la cantante racconta la ricchezza delle tradizioni che ha ereditato dalla nonna materna, sia per lo storytelling ancestrale, sia per l’abilità di padroneggiare la sua vocalità e le sue doti di danzatrice.

 

Il 7 agosto, sotto il titolo “Dolomiti di Pace” (Val di Sole, Cevedale, Forte Zaccarana), si esibisce il gruppo 3MA, un ideale abbraccio fra Mali, Marocco e Madagascar per un notevole terzetto capitanato da Ballaké Sissoko, con il marocchino Driss El-Maloumy e il malgascio Rajery.

 

Un altro festival che quest’anno dedica risorse all’Africa è il Festival MiTo (www.mitosettembremusica.it), che a Milano e Torino invita il Marocco come paese ospite con i concerti (il 13/9 a Milano; il 14/9 a Torino) dell’Ensemble Akhawat el-Fane el-Assil, gruppo di sole donne impegnate nel rituale sufi hadra (“presenza”, una cerimonia intesa a raggiungere l’estasi con il divino), che mescola tradizioni marocchine, influssi dal Mashreq (oriente) arabo e ibridazioni spagnole.

 

Sempre a Milano (al Carroponte, www.carroponte.org), il 13 settembre si può ascoltare una cantante che raramente si esibisce in Italia: la maliana Khaira Arby, artista venerata nel suo paese e autrice di un album di grandissimo impatto, Timbuktu Taraab. Nata nel villaggio di Abaradjou, nel deserto a nord di Timbuktu, Arby è di madre songhai e padre berbero. Proprio queste due tradizioni convivono nel suo particolarissimo stile afro-arabo, sostenuto da un ensemble che crea strutture sonore che oscillano fra mondo nero e mondo arabo, facendo convivere percussioni, ngoni, calabash e strumenti elettrici.


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