Si sono celebrate il 9 gennaio nel Duomo di Caserta le esequie del vescovo Raffaele Nogaro, spentosi il 6 gennaio, giorno dell’Epifania, a 92 anni.
“Tra i vescovi italiani più coraggiosi e i testimoni più radicali di coerenza evangelica”, così ha definito padre Alex Zanotelli monsignor Nogaro, grande amico con cui aveva speso tante battaglie nell’impegno pastorale promuovendo i diritti degli ultimi, contro la guerra, la disoccupazione, la corruzione e la mafia.
Era nato a Gradisca, in provincia di Udine, il 31 dicembre 1933. Autentico “vescovo di frontiera” mons. Nogaro, nel 1982 fu nominato vescovo di Sessa Aurunca da Giovanni Paolo II e nel 1990 alla guida della diocesi di Caserta dove continuò il suo servizio per altri 20 anni come vescovo emerito, dopo il suo ritiro.
Aveva combattuto con le armi della nonviolenza ogni forma di criminalità; aveva definito la camorra il “male assoluto”, denunciando con coraggio la corruzione, le collusioni politiche, i soprusi e le sopraffazioni.
Sempre a fianco dei movimenti per la pace, aveva denunciato con forza e ripetutamente tutte le guerre, non ultima quella in cui Israele ha devastato la striscia di Gaza.
Aveva condotto battaglie contro la disoccupazione e per la tutela dell’ambiente, per l’accoglienza degli stranieri e l’integrazione dei rifugiati. Questo anche come membro della Commissione per le migrazioni della CEI.
È stato tra i maggiori sostenitori della canonizzazione di don Peppe Diana, il sacerdote ucciso dalla camorra nel 1994, che aveva definito “martire della libertà”.
Il card. Domenico Battaglia, arcivescovo di Napoli, ha tracciato il profilo del vescovo emerito di Caserta dicendo tra l’altro: “Il Vangelo non lo ha spiegato soltanto: lo ha abitato. Fino in fondo. Senza ridurlo, senza proteggerlo, senza addomesticarlo”.
E ha testimoniato che la sorgente della forza profetica di mons. Nogaro stava nella sua solida relazione con Cristo: “Gesù per lui non è mai stato un simbolo religioso da esibire, né una bandiera dietro cui ripararsi nei momenti difficili – ha detto il presule -. È stato il Signore della sua vita”.