Egitto
Nel 2013, Eric Lang, un professore di francese, viene ucciso in circostanze misteriose al Cairo. Ieri, la sentenza del processo sulla sua morte. L’epilogo della vicenda, oltre a consegnare dei “presunti” colpevoli, mette in luce ancora una volta le fantasiose ricostruzioni delle autorità egiziane e l’impunità assoluta delle forze di sicurezza come nel caso Regeni.

Il processo per l’assassinio di un insegnante francese, Eric Lang, si è concluso ieri al Cairo con la condanna a sette anni di prigione di sei detenuti ritenuti colpevoli dell’omicidio. Lang era stato ucciso il 13 settembre 2013 nei locali del Commissariato di polizia di Qasr el-Nil, nella capitale egiziana. Il processo si era aperto all’inizio di febbraio, poco dopo la scoperta del cadavere di Giulio Regeni (rapito il 25 gennaio al Cairo, il suo corpo ritrovato il 3 febbraio in un fossato lungo l’autostrada Cairo-Alessandria) e la presa di coscienza che il regime egiziano non avrebbe giocato alla trasparenza.

Versione non credibile
L’epilogo della vicenda di Eric Lang conferma tutti i timori di allora. Secondo il tribunale sarebbe stato ucciso dai suoi compagni di cella che l’avrebbero aggredito e colpito a morte. L’insegnante di lingua francese era stato arrestato una settimana prima perché, fermato durante un controllo di polizia, era accusato di aver violato il coprifuoco e di non avere i documenti in regola. Nel frattempo un giudice aveva ordinato la sua liberazione provvisoria, fatto che non è mai accaduto.
La versione delle autorità egiziane risulta per molti aspetti poco credibile. La morte, secondo l’autopsia, è stata causata dalle percosse con una barra di ferro, risulta difficile da credere che ciò sia avvenuto in una cella di un Commissariato, a meno che la polizia non ne fosse connivente o il mandante.

Un ricorso per la verità
A questi fatti si appellano anche gli avvocati dei detenuti condannati, che respingono le accuse del tribunale, e sono intenzionati a fare ricorso. La famiglia di Eric rigetta la ricostruzione ufficiale e già nel novembre 2014 si era rivolta al tribunale di Nantes, la città dove risiede, perché venisse aperta una rogatoria internazionale per far luce su tutta la vicenda. La giustizia egiziana non ha mai voluto infatti aprire una vera inchiesta su ciò che era realmente accaduto nel Commissariato. La visita ufficiale, un mese fa, di Hollande al Cairo, durante la quale il presidente francese aveva affermato di aver evocato con il presidente egiziano Al-Sisi le vicende di Eric Lang e Giulio Regeni, non ha assolutamente spostato la linea impressa dalla giustizia egiziana.

Impunità
I motivi vanno ricercati nella scelta politica effettuata da Al-Sisi dopo il colpo di stato che aveva portato alla destituzione del presidente eletto Morsi. La priorità data alla lotta al terrorismo, anche per accreditarsi sul piano internazionale, si era concretizzata con l’assicurazione data a tutte le forze di sicurezza dell’immunità qualunque fossero state le misure adottate. Questa libertà d’azione è stata interpretata in termini assoluti, a prescindere dalle implicazioni diplomatiche. Il tragico assassinio di Giulio Regeni dimostra che tale linea continua.

Nella foto l’insegnante francese, Eric Lang.