Senegal / Società
Sullo sfruttamento dei talibés, i bambini delle scuole coraniche costretti dai loro maestri (marabutti) alla mendicità, è intervenuto il presidente della Repubblica Macky Sall, richiamando una mobilitazione generale per porre fine al fenomeno. Auspicio che per concretizzarsi dovrà fare i conti con la preponderante influenza dei marabutti sulla scena politico-sociale.

Spesso accade in paesi come il Senegal, il Gambia, il Mali o la Mauritania, che i talibés – dall’arabo talib, studente – vengano assegnati già in età giovanissima alle daara – scuole coraniche dell’Africa occidentale generalmente conosciute come madrasa –, dove un insegnante noto come marabutto – esperto e maestro in materia religiosa – si occupa della loro istruzione e formazione.

Tuttavia, negli ultimi anni, le daara in Senegal stanno ricevendo sempre più critiche dalla società civile e dalle organizzazione per i diritti umani a causa delle dure condizioni di vita a cui certi marabutti sottopongono i talibés, costretti a mendicare per le strade e a sopravvivere con il minimo indispensabile.  

Lo stesso presidente del Senegal, Macky Sall, in occasione della festa a conclusione del Ramadan (Eid-ul-Fitr), ha dichiarato: ‹‹Tutti i paesi devono mobilitarsi contro i bambini costretti a chiedere l’elemosina. Non è una questione religiosa, perché nelle vere daara non è permesso ai talibés di mendicare giorno e notte per le strade. Questo non ha nulla a che fare con l’islam››.

In realtà, in Senegal una legge che vieta lo sfruttamento dei bambini ai fini di chiedere l’elemosina esiste dal 2005 e per chi si macchia di questo reato sono previsti sino a 5 anni di carcere. Ma la normativa vigente non è applicata a causa della notevole influenza che i marabutti esercitano sulla comunità islamica.

La larga diffusione delle scuole coraniche in Senegal nasce dalla forte identità musulmana del paese (a maggioranza sunnita), che spinge i genitori a desiderare un’educazione coranica per i propri figli. Purtroppo non in tutte le daara i diritti di questi giovani ragazzi sono rispettati e la figura carismatica del marabutto assume spesso i connotati di uno schiavista senza scrupoli che sfrutta i talibés per tornaconto personale.

Il terzo pilastro dell’Islam

Provando a dare una motivazione razionale al fenomeno dei talibés e al ruolo del marabutto ci si trova subito davanti a un problema di natura religiosa. Lo stesso Corano infatti, testo sacro che i marabutti dovrebbero insegnare ai talibés, contiene diversi versetti che parlano dell’elemosina e in qualche modo la regolano.
Per la precisone, donare è un “dovere” imprescindibile per ogni musulmano. Donare al bisognoso non è solo un atto meritevole per un credente, ma costituisce un dovere religioso: è il terzo pilastro dell’islam.

D’altro canto, nei testi islamici chiedere l’elemosina è generalmente condannato, i veri poveri “non chiedono”, come si legge nel Corano: «L’ignorante li crede ricchi per la loro riservatezza. La loro caratteristica, per cui li riconoscerai, è che non chiedono la carità alla gente inopportunamente…» (Corano: Sura 2, versetto 273).
Nel secondo testo religioso dopo il Corano, la Sunna, questo divieto risulta ancora più chiaro, infatti secondo il principio ribadito in diversi ?adith (“detti e fatti” del Profeta Maometto) chiedere l’elemosina è ammesso solo in casi di estremo bisogno (e sempre con umiltà e dignità).
Questa specificazione serve a evidenziare la natura sospetta dell’atteggiamento di certi marabutti, che non trova alcuna legittimazione nei due testi religiosi, ma anzi stride con quello che dovrebbe essere il messaggio autentico delle due fonti, gettando un’ombra sul reale intento di queste figure.

A Dakar, oltre 30mila talibés

Sempre più bambini sono infatti costretti con la forza a mendicare per le strade del Senegal e della sua capitale Dakar, e non di rado picchiati se ritornano a mani vuote. Come riporta anche Africanews, il governo senegalese nel 2014 ha stimato che solo nella capitale senegalese fossero 30mila i talibés forzati a chiedere l’elemosina, molti di loro vittime della tratta e provenienti da paesi vicini come il Gambia e la Guinea Bissau. Il fenomeno dei talibés rappresenta una vera e propria piaga sociale tanto da essere considerata una moderna forma di schiavitù.

L’influenza del marabutto

Maestro, leader religioso, santone, stregone. Riuscire a descrivere e comprendere realmente la figura del marabutto non è cosa semplice. Infatti è tutto questo, e in alcuni casi addirittura un mistico capace di costruire amuleti magici, particolarità in netto contrasto con l’islam ortodosso.

Questo aspetto poliedrico è dovuto principalmente all’intrecciarsi della religione islamica con una tradizione ancestrale animista preislamica, che dà vita a un profondo sincretismo artefice della convivenza di religioni tanto diverse.

Questo ruolo centrale è dato dalla crescente importanza della confraternita Mouride – fondata dal mistico Amadou Bamba alla fine dell’Ottocento, a cui i marabutto appartengono – che continua a fare adepti in tutto il paese, come testimonia la città di Touba, sede del mouridismo, dove ogni anno in occasione del Magal – celebrazione religiosa – si riuniscono fino a 4 milioni di fedeli. La piena fiducia della comunità nella figura del marabutto gli conferisce perciò un’influenza tale da occultare quanto accade in alcune daara, facendo passare un fenomeno tanto visibile e preoccupante come quello dello sfruttamento dei talibés, come parte del processo educativo delle scuole coraniche. Infatti, nonostante la legge senegalese richieda ai pubblici ministeri e alle forze di polizia di avviare indagini quando si sospettano abusi, le inchieste e le azioni penali sono estremamente rare.

Poche indagini

Un rapporto pubblicato nel 2015 da Human Rights Watch (Hrw) evidenzia come, nonostante l’esistenza di una normativa in vigore, negli ultimi 10 anni ci siano state pochissime indagini e condanne nei confronti di marabutti. Varie sono le cause riportate dagli esperti in materia legale e i funzionari del ministero della giustizia per spiegare questa manchevolezza: l’assenza di volontà politica da parte delle autorità di rendere la protezione dei bambini una priorità; la pressione sociale esercitata da alcune autorità religiose nei confronti delle vittime durante i processi e infine l’ambiguità del codice penale nel definire e regolare l’accattonaggio. Per quanto riguarda quest’ultima, un esempio in merito può essere la legge n. 245 del codice penale senegalese, che vieta sì l’accattonaggio, ma non se fatto per ragioni religiose o culturali.

Alle radici di un fenomeno

Per capire come il fenomeno dei talibés sia diventato negli anni così vistoso, occorre analizzarlo da due punti di vista: quello del marabutto e quello del talibé. Per quanto riguarda il primo, tra le teorie che spiegherebbero la scelta di obbligare i talibés alla mendicità, c’è quella del deterioramento dell’economia delle zone rurali negli ultimi 40 anni. Infatti, in origine le daara presenti in queste zone funzionavano come delle fattorie, dove il talibé poteva sia lavorare che imparare il Corano collaborando al sostentamento della scuola. Negli anni però, le carestie, la crisi economica e i tagli imposti dai programmi di aggiustamento strutturale hanno intaccato questo meccanismo costringendo molti marabutti a migrare dalle campagne alla città, dove il loro sistema di vita è mutato drasticamente e si è adeguato all’ambiente urbano. Situazioni come questa avrebbero spinto alcuni marabutti a costringere i talibés alla mendicità, in alcuni casi per mantenere le daara e in altri per scopi personali.

Per quanto riguarda i talibés invece, uno dei problemi principali è senza dubbio la scarsa qualità delle scuole presenti nelle aree rurali, che obbliga i genitori dei bambini a mandarli nelle daara cittadine nella speranza di garantire loro un’istruzione migliore. La pronunciata disparità geografica tra città e campagne gioca quindi un ruolo negativo se si calcola che 2 abitanti su 3 nelle zone rurali – specialmente al sud – vivono in povertà, contro 1 persona su 4 della capitale Dakar.

In Senegal, il fenomeno dei talibés non può certo passare inosservato: come ignorare infatti un esercito di 30mila bambini che vestiti di stracci mendicano per le strade? Dal suo insediamento il presidente Macky Sall ha più volte promesso ingenti investimenti per lo sviluppo e il Programme National de Bourses de Sécurité Familial (Programma nazionale di premi per la sicurezza della famiglia) dovrebbe sulla carta garantire lo sviluppo sia del welfare che del capitale umano.

La sensazione, però, al di là di qualsiasi piano di sviluppo governativo appoggiato dalla Banca mondiale, è che la sfida più grande per il Senegal sia quella di screditare agli occhi della gente quei marabutti il cui intento è solo sfruttare i bambini per scopi personali. Secoli di tradizione e l’estrema povertà della gente nelle zone rurali, spinge infatti le persone a credere con fermezza in leader religiosi e santoni. Questa fede cieca, unita alla grande influenza del marabutto, fanno del fenomeno dei talibés un problema di difficile soluzione che può essere però mitigato da investimenti mirati in settori chiave come l’istruzione e il welfare. Tuttavia, a parte l’inefficacia della legge del 2005, nulla è stato fatto per porre fine a un problema che stride notevolmente con la stabilità di un paese democratico come il Senegal.