EDITORIALE – LUGLIO 2018

Detestiamo le politiche migratorie del ministro dell’interno Matteo Salvini e chi ci legge sa che Nigrizia si trova su posizioni opposte. Più volte espresse. E non da ieri. Riteniamo inaccettabile la chiusura dei porti italiani alle navi dei migranti, in palese violazione delle convenzioni internazionali in materia di soccorso di cui anche l’Italia è firmataria. E consideriamo pericolose le parole ostili nei confronti degli stranieri, sovente sulla bocca del ministro, che altro non fanno che alimentare xenofobia e odio razziale.

Siamo consapevoli che l’onorevole Salvini raccoglie un ampio consenso popolare. E il suo successo elettorale – ancora sostenuto, secondo i sondaggi, dalla maggioranza dei cittadini italiani – non sarebbe stato possibile senza l’adesione di molti cattolici. Lui stesso, del resto, si professa cattolico praticante. E per dimostrarlo non ha esitato, in piena campagna elettorale, a sortire il rosario e a giurare sul vangelo.

A noi pare, però, impossibile conciliare le politiche salviniane anti-immigrati con la posizione di papa Francesco, che non smette di invitare i credenti ad «accogliere, proteggere, promuovere e integrare i migranti e i rifugiati» (14 gennaio 2018, Messaggio per la giornata mondiale del migrante e del rifugiato).

Sono tanti i credenti che ascoltano e mettono in pratica l’insegnamento del papa. Lo dimostra la schiera di volontari/e che operano in mille associazioni e offrono un servizio di assistenza agli stranieri. Ma è fuori dubbio che esiste una spaccatura interna alla Chiesa. Divisa, per così dire, fra chi sposa i cosiddetti valori “non negoziabili” di vita, famiglia e libertà di educazione, e chi aderisce agli ideali sociali di aiuto ai poveri, di lotta alle disuguaglianze, d’inclusione sociale, di accoglienza dei migranti. Spaccatura che si respira non solo tra i fedeli, ma anche tra il clero, nelle parrocchie.

In sintesi, c’è sì una fede condivisa in Gesù Cristo, ma che ci trova su fronti opposti quando si affrontano le questioni sociali. Nigrizia resta convinta del dovere di ogni cittadino e cristiano di soccorrere e accogliere chi fugge da guerre, dittature e miseria. Non intendiamo assolutamente vestire i panni di Caino («Sono forse io il custode di mio fratello?»). E siamo consapevoli che in una stagione come quella che stiamo vivendo, il desiderio di sicurezza prevale sulla garanzia dei diritti.

Ma a pagarne le spese sono sempre gli ultimi. Anche se è doveroso lo sforzo di comprendere le ragioni delle paure e delle chiusure di chi grida all’«invasione degli immigrati» e «non possiamo accoglierli tutti». Che potrebbero cambiare idea se solo si ponessero in ascolto di chi ha sperimentato sulla propria pelle gravi violenze per inseguire il sogno di una nuova vita.

Invasione degli immigrati

È poi vero, nei fatti, questo slogan in bocca a Salvini e ai suoi sostenitori? No. Negli ultimi anni la presenza straniera è rimasta stabile, se si eccettua un effettivo aumento nel biennio 2014-2015, con lo scoppio delle crisi libica e siriana.

Secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), i migranti arrivati nei primi 6 mesi del 2018 (14.441) sulle coste italiane sono quasi l’80% in meno rispetto allo stesso periodo del 2017 (64.033).

Gli stranieri residenti sono poco più di 5 milioni (su oltre 60 milioni di cittadini), i richiedenti asilo (2017) 186.658 e i rifugiati 167.335. Numeri che ridimensionano il fenomeno, anche se insufficienti a cambiare la testa di molte persone.