Le organizzazioni regionali

La Comunità economica degli stati dell’Africa occidentale ha investito nel peacekeeping da metà degli anni ’70. Ha compiuto missioni in Liberia e Sierra Leone. E possiede un apparato militare che si è integrato con la Forza d’intervento rapido dell’Ua.

Ci sono almeno 19 organizzazioni regionali (subcontinentali) che hanno uno specifico mandato in materia di pace e sicurezza, oltre all’Unione africana (e naturalmente alle Nazioni Unite), e spesso lo stesso stato aderisce a più di una di tali organizzazioni regionali. Otto di esse, generalmente qualificate come comunità economiche regionali, hanno sottoscritto nel 2008 uno specifico memorandum con l’Ua che le impegna a contribuire all’Architettura africana di pace e sicurezza (Apsa) e, in particolare, alla Forza africana di standby, pur conservando un loro ambito di autonomia in quanto strumenti delle rispettive organizzazioni.

Il panorama è quindi piuttosto complesso per non dire caotico. A prima vista, e secondo molti osservatori, la presenza di così tante sigle, ciascuna con propri meccanismi di early-warning, gestione dei conflitti e magari già attive in missioni di peacekeeping dispiegate prima della stessa Ua, non favorisce l’efficacia delle azioni politiche intraprese dall’Ua in materia di pace e sicurezza, né il successo delle sue operazioni di pace.

Altri, tuttavia, mettono in evidenza come questo reticolo di iniziative, meccanismi, strumenti, pur difficile da armonizzare, si dimostri, nei fatti, piuttosto efficiente, consentendo una grande flessibilità di approcci e di strategie da adattare al caso concreto. In ogni caso riproduce il pluralismo e la differenziazione che caratterizza l’Africa di oggi. Di fronte a tale realtà, è illusorio immaginare un governo piramidale e un coordinamento ferreo, delle iniziative di prevenzione, gestione e risoluzione dei conflitti, nelle mani del Consiglio di pace e sicurezza dell’Ua.

Ciononostante, risulta utile ripercorre qui l’esperienza della Cedeao/Ecowas (Comunità economica degli stati dell’Africa occidentale) che è l’organizzazione regionale che ha maggiormente e da più lungo tempo investito nel peacekeeping. Nata nel 1975, in un’area a fortissima densità di conflitti, colpi di stato e guerre, fin dai primi anni si è posta il tema della sicurezza regionale, promuovendo tra i suoi membri impegni di non aggressione e di mutua assistenza nel campo della difesa. È solo tuttavia dal 1993 che il tema della sicurezza comune di fronte a minacce alla pace provenienti anche dall’interno dei vari paesi viene posto come obiettivo dell’organizzazione e recepito nell’art. 58 del trattato istitutivo riveduto. In effetti, la Cedeao aveva già sperimentato una missione di peacekeeping nel 1990 in Liberia, con esiti tuttavia negativi.

La missione del gruppo di monitoraggio (Ecomog) in Liberia perseguiva scopi prevalentemente umanitari e interveniva in un conflitto fondamentalmente interno allo stato; eppure era giustificata con rinvio all’accordo di non aggressione e, cosa più grave, nasceva fortemente esposta alle strumentalizzazioni dei diversi governi (tutti autoritari) che nella vicenda liberiana avevano interessi più o meno inconfessabili.

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