Libertà di stampa / Sudan
Ennesimo tentativo di repressione ai danni dei mezzi d'informazione sudanesi. All'inizio di questa settimana tutte le copie di 19 quotidiani sono state sequestrate a Khartoum dalle forze del servizio di sicurezza nazionale. Giornalisti e attivisti parlano ormai del «massacro della stampa sudanese» .

All’alba di lunedì 16 e di mercoledì 18 febbraio, a Khartoum tutte le copie di 19 quotidiani sono state sequestrate dal servizio di sicurezza nazionale (Niss) nelle tipografie dove erano appena state stampate. Il sequestro è avvenuto senza apparenti ragioni, tanto che si avanzano ipotesi diverse su quanto avrebbe potuto essere all’origine dell’operazione. Secondo Mohamed al-Fatih, vice presidente della Sudan Journalists Union (Sju), associazione di categoria pro governativa, i sequestri hanno colpito la maggior parte dei quotidiani del Sudan, sia indipendenti che politici.

Non è una pratica nuova. L’anno scorso il Niss per 35 volte ha sequestrato le copie appena stampate di quotidiani che riportano articoli non graditi al regime, perseguendo così anche l’obiettivo di mettere in difficoltà economica l’editore, e non raramente, costringendolo in questo modo a chiudere il giornale. Ma quello che è successo nel corso di questa settimana è davvero senza precedenti nella storia del paese: un «massacro della stampa sudanese» hanno dichiarato giornalisti e attivisti, mentre la Sudan’s Journalists’ Association for Human Rights (Jahr) ha sottolineato il salto di qualità nella violazione del diritto di espressione e informazione nel paese. Reporter senza frontiere, dal canto suo, ha stigmatizzato le operazioni come inaccettabili atti di censura.

Il Ministro dell’Informazione, Ahmed Bilal Osman, intervenendo nei giorni scorsi ad un Forum dell’agenzia di stampa ufficiale sudanese, Suna, ha difeso l’operato del Niss, dichiarando che interventi del genere sono di sua competenza e si ripeteranno tutte le volte che i giornali pubblicheranno articoli che mettono in pericolo la sicurezza economica e sociale o sono causa di sedizione e caos.

Gli attacchi alla libertà di stampa e di espressione si sono moltiplicati nelle ultime settimane. Alla fine di gennaio era stata revocata la licenza di operare anche alla Sudanese Writers Union (Swu), registrata nel 2006 e che, per statuto, realizza attività prettamente culturali, ha dichiarato Osman Shenker, il suo segretario generale, che ha collegato la chiusura della sua organizzazione a quella di altri centri culturali, quali l’al-Khatim Adlan Center, chiuso l’anno scorso.

Il 18 gennaio era stato chiuso dal Niss anche il Mahmoud Mohamed Taha Cultural Center, registrato presso il Ministero della Cultura dal 2009, intitolato al teologo, politico e fondatore del Partito Repubblicano, giustiziato nel 1985 per essersi opposto strenuamente all’interpretazione della sharia, la legge islamica in vigore in Sudan dal 1983, dell’allora governo in carica, quello di Nimeiri, e aver difeso una visione laica dello stato. L’irruzione del Niss, che ha sequestrato le chiavi e i locali del centro, è avvenuta proprio durante la celebrazione del ricordo del trentesimo anniversario dell’esecuzione per apostasia di Mahmoud Mohamed Taha, conosciuto anche come il Gandhi del Sudan.

Innumerevoli altri episodi del genere si sono verificati nel corso degli ultimi mesi e si può purtroppo prevedere che aumenteranno con l’approssimarsi delle elezioni, previste per la metà di aprile, avversate da tutto l’ampio ventaglio delle forze di opposizione, sia politica che armata, nonché dalla società civile.

La costituzione sudanese garantisce la libertà di espressione, ma il National Security Act, promulgato nel 2010, applicato strettamente soprattutto nei momenti di particolare tensione, contiene articoli che ne rendono possibile la limitazione. 

 

Il Sudan è al 174° posto nella classifica della libertà di stampa del World press freedom index 2015 pubblicato dai Reporters sans frontiers. Clicca qui per consultare la classifica.

Nella foto in alto, alcuni venditori di giornali ambulanti a Khartoum (Fonte: globaljournalist.org)