Centrafrica

Un nuovo massacro a sfondo etnico è stato compiuto mercoledì nel sud-est della Repubblica Centrafricana. Le milizie di auto-difesa (Anti-Balaka), le stesse che controllano la città di Bangassou da cinque mesi, hanno attaccato una zona abitata dalla comunità Peul nella cittadina di Pombolo, tra Bangassou e Alindao, città sotto il controllo dell’Unione per la pace in Centrafrica (UpC).

Il bilancio dei morti, ancora provvisorio, è di almeno 26 persone uccise, ai quali si aggiungono 11 feriti in condizioni critiche, secondo quanto riferito dalla Minusca, la missione dell’Onu nel paese, che ha spedito i suoi peacekeepers sul luogo. I gruppi di autodifesa giustificano l’attacco con il fatto che l’UpC, che controlla la regione e che è in prevalenza di etnia Peul, impedisce la libera circolazione delle persone.

Il sito web del quotidiano locale “La Nouvelle Centrafrique” parla di almeno 100 morti e una cinquantina di feriti, una decina dei quali in condizioni vitali critiche.

Il settore sudorientale del Centrafrica è colpito dalla violenza delle milizie da maggio, e gli abusi a sfondo etnico contro i civili sono diventati settimanali. La violenza continua nonostante i numerosi appelli alla calma lanciati dalla presidenza e dalla comunità internazionale. Gli scontri tra milizie per il controllo del territorio ricco di minerali preziosi o i massacri commessi dai gruppi armati sono divenuti quotidiani, avverte una coalizione di cinque ong (ACF, Acted, Solidarités international, Médecins du monde e Première urgence) che ha lanciato un allarme per il deterioramento rapido e progressivo della situazione umanitaria. La scorsa settimana Human Rights Watch denunciava, con un rapporto, l’uso di stupro e schiavutù sessuale sulle donne come armi di guerra.

Il paese deve fare i conti con oltre un milione di sfollati e rifugiati, metà della popolazione ha bisogno di assistenza umanitaria per sopravvivere, e il lavoro degli operatori umanitari è sempre più complicato e pericoloso, soprattutto perché sono diventati negli ultimi mesi obiettivi dei gruppi armati. E’ questo il contesto che troverà il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, al suo arrivo nel paese la prossima settimana. (Rfi / La Nouvelle Centrafrique)

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