Centrafrica

Resta alta la tensione nella città di Bocaranga, nel nordovest della Repubblica Centrafricana, attaccata ieri mattina da uomini del gruppo armato 3R (ritorno, reclami e riabilitazione), nato poco più di un anno fa, apparentemente per proteggere i musulmani Fulani della regione. Secondo una fonte vicina all’Ufficio per il coordinamento degli affari umanitari a Bangui, diverse basi umanitarie sono state saccheggiate e alcuni membri del personale sarebbero in fuga nella foresta. Altre fonti confermano che è stata attaccata anche la Chiesa cattolica di Bocaranga, che ospita più di 15.000 sfollati. Molte persone sono morte e molte altre sono fuggite, ma al momento non è possibile fare un bilancio esatto.

Ancora una volta è sotto accusa la Minusca, la forza di peacekeeping delle Nazioni Unite. Bernard Dilla, deputato di Bocaranga, parla di “lassismo totale” dei caschi blu presenti da mesi in città, che non intervengono a difesa dei civili. La Minusca è chiaramente e da tempo in grande difficoltà in tutto il paese, dove di recente gli attacchi armati si sono intensificati. Mercoledì nella regione centrale di Ngakobo c’è stato uno scontro a fuoco tra formazioni anti-Balaka ed ex-Seleka. Anche in questo caso la sparatoria è stata innescata dall’uccisione di un Fulani da parte di uomini armati che si ritiene fossero anti-Balaka. L’incidente ha provocato un morto e tre feriti.

La situazione è particolarmente tesa nel Centro e nell’Est del paese, in particolare intorno alla città di Bambari. Per diverse settimane al centro di furiosi scontri tra gruppi armati.

Il Centrafrica sta lottando per riprendersi dal conflitto iniziato nel 2013 con il golpe contro l’ex presidente François Bozizé da parte di Seleka, gruppi armati che sostengono di difendere la minoranza musulmana. La controffensiva dei cristiani anti-Balaka ha causato migliaia di morti e centinaia di migliaia di sfollati. (Afrique Presse / Rfi)