Centrafrica

Almeno 48 persone sono state uccise e decine di altre ferite il 15 novembre scorso in Repubblica Centrafricana, in un assalto condotto da un gruppo di uomini armati alla sede del vescovado di Alindao, nella prefettura meridionale di Basse-Kotto, 300 chilometri ad est della capitale Bangui. La missione cattolica ospitava circa 20mila sfollati, in fuga da combattimenti e violenze.

Secondo le ricostruzioni fatte dall’agenzia Dire, a compiere l’incursione sarebbero stati uomini dell’Unione per la pace in Centrafrica (Union pour la Paix en Centrafrique – UPC), una fazione dell’ex alleanza Seleka guidata da Ali Darassa che controlla la zona di Bambari.

Nell’assalto è stato saccheggiato il presbiterio e due sacerdoti sarebbero stati uccisi. La missione è stata incendiata, ed anche gli accampamenti degli sfollati sono stati dati alle fiamme. In molti sono arsi vivi. «Abbiamo contato fino ad ora 42 corpi, ma stiamo ancora cercandone altri. Il campo è stato bruciato e le persone sono fuggite nella boscaglia e in altri campi di sfollati interni della città», ha detto a Reuters il parlamentare di Alindao, Etienne Godenaha.

Dopo l’attacco, sono arrivate le forze Onu a presidiare la zona. Secondo quanto emerge dalle piattaforme social, i caschi blu – che hanno il compito di difendere e proteggere il sito di sfollati e l’area circostante – non sarebbero intervenuti  per fermare l’attacco.

Il raid di giovedì scorso segue di alcune settimane un’incursione che ha causato circa 10mila morti e sfollati nell’area di Batangafo, nel nord del paese. (Dire / Vatican News)