Un anno di presidenza Archange-Touadéra

Un anno fa, il 30 marzo, Faustin Archange-Touadéra giurava a Bangui come presidente del Centrafrica. Aveva vinto le elezioni con il 62% dei voti ed era stato accolto come il simbolo del ritorno alla legittimità democratica e all’ordine costituzionale. La sua elezione aveva suscitato attese e speranze enormi per quanto riguarda la sicurezza, lo sviluppo economico, la giustizia e la ricostruzione dello stato. Un anno dopo, la situazione rimane difficile. Si avanza troppo lentamente, nonostante qualche successo di Touadéra. Obbligatorio riconoscere che se i gruppi ribelli avevano un certo timore della forza francese Sangaris (ritirata a ottobre), della Minusca, i 10mila uomini della forza Onu, se ne fanno spesso uno sberleffo.

A Bangui si vive una certa calma, ma il centro e l’est del paese rimangono nelle mani di gruppi derivati dall’ex Seleka che vi imperversano. A parole si annuncia il ritorno dello stato, ma poi bisogna costatare che la giustizia o la polizia sono assenti dalla maggior parte del territorio. Sono 14 i gruppi ribelli recensiti che hanno evidentemente delle difficoltà a sedersi allo stesso tavolo delle trattative voluto dal presidente centrafricano…

Sul piano umanitario la situazione non è migliorata. Sono più di 2milioni i centrafricani che hanno bisogno di aiuto: 400.000 sono i centrafricani sfollati e 450.000 quelli rifugiatisi all’estero.