Centrafrica / Bria, Bangassou, Alindao

Nella Repubblica Centrafricana la violenza delle milizie ha ucciso nelle ultime due settimane circa 300 persone, provocando la fuga di altre 100.000, nelle città di Bria, Bangassou e Alindao, nel sud del paese. Il quadro della situazione, definita “una catastrofe” è stato fatto ieri dall’Ufficio umanitario dell’Onu assieme al ministro degli Affari sociali, Virginie Baikoua.

Più di 41.400 dei 47.500 abitanti di Bria sono stati sfollati a causa dei combattimenti tra il 15 e il 18 maggio. “Le case sono bruciate, altre saccheggiate … Gli sfollati hanno paura che ha situazione possa degenerare in qualsiasi momento, perché gli uomini armati si stanno muovendo intorno ai campi che li ospitano”.

Nelle ultime settimane la violenza ha segnato una forte escalation nel lungo conflitto che ha avuto inizio quando la coalizione ribelle di Seleka, per lo più musulmana, ha rovesciato il presidente Francois Bozize nel 2013, provocando la rappresaglia delle milizie cristiane anti-balaka.

La scorsa settimana la Croce Rossa ha trovato 115 corpi a Bangassou, un’area mineraria diamantifera al confine con la Repubblica Democratica del Congo, caduta brevemente nelle mani di centinaia di miliziani dotati di armi pesanti.

La città è stata liberata daI contingente delle Nazioni Unite (Minusca), dopo giorni di aspri combattimenti nei quali hanno perso la vita anche cinque caschi blu.

Alla fine di aprile l’Onu ha contato circa 440.000 sfollati in tutto il paese, ma entro la fine di maggio il numero potrebbe raggiungere i 500.000. Ciò rappresenterebbe il più alto numero di sfollati, raggiunto dall’inizio del conflitto, nel 2013. (Reuters)