Resta drammatica la situazione a Bambari, seconda città della Repubblica Centrafricana, da mesi centro di scontri tra diverse milizie.

La popolazione è in balia dei gruppi armati, racconta all’agenzia Fides Aurora Mela, operatrice del Jesuit Refugee Service (JRS). Mancano acqua, cibo, medicine e i bambini non riescono a frequentare le scuole. «A Bambari – spiega – c’è un mix di combattenti. Gli Anti Balaka sono posizionati sulla riva sinistra del fiume, gli ex Seleka su quella destra. I due gruppi generano poi bande criminali che sfruttano il caos per arricchirsi con i saccheggi». Quando le fazioni si scontrano, la popolazione è costretta a fuggire cercando rifugio. Queste fughe causano perdite umane, stress e lasciano le case vuote (che vengono poi saccheggiate).

La situazione è difficile anche per le organizzazioni umanitarie, le cui strutture sono oggetto di esazioni, saccheggi e minacce. Almeno un terzo delle ong presenti ha lasciato la città. Altre hanno ridotto il personale al minimo. La maggior parte delle ong internazionali si sono raggruppate in un solo luogo per poter meglio organizzare la propria sicurezza. Anche la Chiesa cattolica lavora tra molte difficoltà. «Buona parte dei religiosi sono rimasti sul luogo, ma continuando a ricevere minacce» racconta Jean François Alain Ospital, direttore nazionale del JRS.

Di fronte a queste tensioni, i caschi blu dell’Onu, dopo un’iniziale immobilità, sono passati all’azione, riconquistando alcuni quartieri. Una parte della città di Bambari è stata liberata, ma le pattuglie Onu sono spesso attaccate dai gruppi armati. (Agenzia Fides)