Centrafrica

Le milizie attive nella Repubblica Centrafricana hanno utilizzato la violenza sessuale come arma di guerra durante gli ormai quasi cinque anni di conflitto. Ad affermarlo è un rapporto diffuso ieri dall’organizzazione Human Rights Watch (HRW), che raccoglie centinaia di testimonianze delle violenze compiute: non solo stupri, ma picchiaggi con ossa e denti rotti, ustioni e ferite alla testa. Le sopravvissute hanno dichiarato di essere state violentate anche da 10 o più uomini durante uno stupro di massa.

Secondo la relazione, ci sono stati 305 casi di violenze e schiavitù sessuale nei confronti di 296 donne e ragazze da parte di membri di gruppi armati, tra l’inizio del 2013 e la metà del 2017.

Le violenze sono compiute da tutte le parti in conflitto: i Seleka, in prevalenza musulmani, e gli Anti-Balaka, filo cristiani. Tutti usano lo stupro come punizione contro sospette sostenitrici dei rivali. “I gruppi armati stanno usando la violenza sessuale in modo brutale e calcolato, per punire e terrorizzare le donne e le ragazze”, ha dichiarato Hillary Margolis, ricercatrice per i diritti delle donne di HRW, secondo la quale la maggior parte degli abusi non solo viola le leggi centrafricane, ma costituisce anche crimine di guerra, con alcuni possibili crimini contro l’umanità.

Solo 11 delle 296 sopravvissute intervistate hanno tentato di avviare un’inchiesta penale. L’impunità è pressocché assoluta. Finora nessun membro di un gruppo armato è stato arrestato o giudicato per aver commesso violenze sessuali.

Alle milizie, inoltre, si aggiungono anche numerosi casi di violenze compiute da uomini della Minusca, la missione di pace della Nazioni Unite che opera nel paese da aprile 2014. Secondo una recente indagine condotta dall’agenzia di stampa Associated Press, tra il 2014 e il 2016, l’Onu ha ricevuto quasi 2.000 accuse di sfruttamento e abuso sessuale nei confronti dei suoi peacekeepers, dispiegati in 13.000 nel paese. (Al Jazeera)