Repubblica Centrafricana

La presidente di transizione della Repubblica Centrafricana, Catherine Samba Panza, ieri ha lasciato New York, dove si trovava per partecipare all’Assemblea generale delle Nazioni Unite,  per tornare precipitosamente nel suo paese, dove  nella capitale Bangui da sabato sono scoppiate nuove violenze interreligiose che hanno causato oltre 30 vittime e un centinaio di feriti.

La capitale è teatro di contestazioni, saccheggi e violenze che si protraggono da sabato scorso quando un conducente di moto-taxi musulmano è stato assassinato per cause ancora sconosciute nel quartiere a maggioranza musulmana denominato PK-5. Nelle ore successive sono scoppiate rappresaglie contro i cristiani e sarebbero avvenute esecuzioni sommarie, con roghi di abitazioni. Ciò avrebbe scatenato la reazione dei cristiani e in particolare dei ribelli anti-Balaka.

Il giorno dopo il governo di transizione guidato da primo ministro Mahamat Kamoun, ha condannato le violenze e imposto un coprifuoco notturno assieme ai peacekeeper della missione Onu Minusca nel paese e con il sostegno dei militari francesi della missione Sangaris. Ma questa misura non sembra essere servita perché è estato violato ripetutamente anche la scorsa notte. La popolazione ha iniziato ad erigere barricate con copertoni incendiati e tronchi d’albero per bloccare le principali arterie stradali. Si sono poi registrati ulteriori saccheggi a negozi e case anche ai danni di edifici di organizzazioni umanitarie, come riporta la Rfi.

Ieri poi una manifestazione della popolazione davanti alla sede della presidenza, nella quale si chiedevano le dimissioni della Samba Panza, è stata dispersa a colpi d’arma da fuoco e 3 persone sono morte. I responsabili della missione Onu Minusca sono stati accusati di aver aperto il fuoco contro il corteo dopo alcuni racconti di testimoni confermati anche da fonti ospedaliere alla Afp, ma i vertici della missione hanno risposto smentendo categoricamente ogni coinvolgimento e dichiarando di non aver mai ordinato di aprire il fuoco.

Nel pomeriggio di ieri, invece, la prigione di Ngaragba, a est della capitale centrafricana, è stata assaltata e numerosi detenuti si sono dati alla fuga. Secondo le ricostruzioni fatte dalla Rfi, le guardie carcerarie avrebbero disertato in massa, consentendo ai prigionieri di uscire dalle celle.

Questi ultimi hanno ingaggiato uno scontro a fuoco con le forze internazionali dispiegate all’esterno della struttura, alla fine del quale più di 600 carcerati erano riusciti ad evadere, molti dei quali sarebbero anti-Balaka (ribelli cristiani).

Non a caso molte agenzie riportano anche lo scoppio violenti combattimenti al quartier generale della polizia centrafricana che è stato attaccato da miliziani cristiani anta-Balaka per impadronirsi di armi e munizioni.

l paese sta cercando di lasciarsi alle spalle le ferite della guerra civile, che che dal 2013 sta devastando il paese e coinvolge vari gruppi in contrapposizione, ma principalmente riguarda i musulmani Seleka e gli anti-Balaka, milizie per lo più cristiane. Più di 5mila persone sono morte e più di 1 milione sono invece quelle rifugiate oltre confine e 450mila quelle sfollate all’interno del paese.

Le elezioni presidenziali e legislative dovrebbero tenersi in Centrafrica entro la fine del 2015, ma sono in molti a ritenere che sia improbabile l’effettiva riuscita, data la persistente insicurezza e instabilità e la difficoltà nell’organizzazione del voto. (Rfi / Afp)