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Stop a Schengen fino al 15 settembre. Il mese di agosto un flop per l'Italia: 31 respingimenti su 500.000 controlli
La scusa di Ceuta colpisce ancora
01 Settembre 2026
Articolo di Redazione
Tempo di lettura 3 minuti
Pedro Sanchez e Giorgia Meloni

A distanza di poco più di un mese, la situazione a Ceuta è ancora critica e tanto basta al governo Meloni per prorogare di altri quindici giorni la sospensione di Schengen.

Poco importa se i dati ci raccontano che, com’era prevedibile, nessuna persona migrante giunta a nuoto nell’enclave spagnola in Nordafrica è mai arrivata ai confini italici, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ieri ha affermato che “la proroga è necessaria”. Confida però che possa essere l’ultima.

Schengen sospeso fino al 15 settembre dunque. Per garantire sicurezza e, dichiara il ministro degli Esteri Antonio Tajani, blindarci da possibili infiltrazioni jihadiste. E così, per effetto domino, anche dal lato spagnolo si sposta la data di chiusura in avanti.

Continua dunque il gioco dei confini chiusi, mentre a Ceuta ci sono scontri tra polizia e persone migranti, e oltre 1.500 minori da sistemare tra le 5, forse 6.000 persone rimaste (non vi è stato un censimento) dopo l’evento di fine luglio in cui 70/80.000 avevano cercato di entrare dal Marocco nell’enclave spagnola.

La tensione, a distanza di un mese, sale tra gli abitanti (si stima 85.000) e coloro che si trovano a dover stare in accampamenti provvisori per strada, ieri alcune centinaia oggetto di uno scontro con la polizia che ha sparato colpi in aria.

Così come sale tra la stessa Spagna e il resto d’Europa in cui, in teoria, con l’entrata in vigore del Patto migrazione e asilo, il 12 giugno, avrebbe dovuto partire il tanto declamato sistema di solidarietà redistributiva.

Tanto che lo stesso premier Pedro Sanchez si chiede quale sia il motivo di questo mancato avvio solidaristico: il suo governo progressista? La sua posizione sulla regolarizzazione delle persone migranti o la solidarietà verso la questione palestinese e Gaza?

Intanto proseguono le inchieste per comprendere come sia potuto accadere che un numero così importante di persone si mettesse in testa di attraversare il confine afro-europeo in massa.  

Sanchez giustifica il Marocco, elogiandone la collaborazione, e richiama invece alla responsabilità Israele e Russia, colpevoli di una campagna di disinformazione tesa a indebolire la Spagna.

Il “successo” della chiusura di Schengen

Ma alla fine questo mese di chiusura temporanea di un accordo siglato nel 1985 cosa ha portato?

Secondo i numeri ufficiali, diffusi dal Viminale, il controllo di quasi 500.000 persone negli elenchi passeggeri, l’identificazione di 180.000 e il respingimento di 31 migranti, per lo più colombiani, peruviani, argentini e otto marocchini.

Verrebbe da chiedere qual è il prezzo di questo grandioso risultato conseguito dall’1 al 31 agosto.

In tutto questo allarme politico, teso ad attaccare la politica di Sanchez e ad alimentare la paura che si possa arrivare in Italia in aereo o in nave senza documenti dopo essere partiti a fine luglio da Ceuta, non si parla più, e poco se n’è parlato sin dall’inizio, delle almeno 140 persone morte durante la traversata. Molte delle quali sepolte senza un nome ma solo con un numero, un problema che evidentemente a chi guida paesi cattolici poco importa.

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