L’accordo definitivo che sancisce il passaggio delle Isole Chagos dal Regno Unito a Mauritius è stato firmato ieri, ponendo fine a oltre due anni di complessi e difficili negoziati.
La base militare di Diego Garcia, affittata agli Stati Uniti con un contratto di 99 anni, non rientra però in questa cessione e rimarrà sotto il controllo britannico. Per garantirsi l’uso esclusivo dell’isola strategica Londra pagherà all’ex colonia la cifra di 101 milioni di sterline (oltre 120 milioni di euro) all’anno, per un costo totale di 3,4 miliardi di sterline (oltre 4 miliardi di euro).
Accordo “nell’interesse nazionale”
Il governo britannico presenta questa mossa come la risoluzione di un’annosa questione legata all’era coloniale, ma l’intesa, raggiunta a fatica lo scorso aprile anche grazie al sostegno dell’amministrazione Trump, solleva non poche perplessità.
La decisione di Londra, motivata da una potenziale sconfitta legale contro Mauritius in tribunale, è stata definita dal leader laburista Starmer come un atto necessario per l’interesse nazionale. Starmer ha sottolineato che, senza un accordo, il Regno Unito non sarebbe stato in grado di impedire a paesi come la Cina di stabilire proprie basi o di condurre esercitazioni militari nelle vicinanze della base di Diego Garcia.
Le proteste dei chagossiani a Londra
A rendere la situazione ancora più intricata è la questione della comunità chagossiana. Bernadette Dugasse e Bertrice Pompe, che hanno tentato di bloccare l’accordo in tribunale, hanno criticato aspramente il governo britannico per non aver consultato gli esiliati, che hanno un rapporto complesso con Mauritius.
I chagossiani, cittadini britannici a tutti gli effetti, temono di perdere i propri diritti una volta che le isole saranno sotto la sovranità mauriziana, dopo aver lottato per decenni per il ritorno nella loro terra d’origine.
La storia delle Chagos è emblematica del retaggio coloniale britannico. Nel 1965, il Regno Unito separò le isole da Mauritius prima dell’indipendenza di quest’ultima, ribattezzandole Territorio Britannico dell’Oceano Indiano. Quasi 2.000 residenti furono poi sfrattati per far spazio alla base aerea di Diego Garcia.
Pressioni internazionali
Nel 2019, la Corte internazionale di giustizia ha stabilito che la Gran Bretagna avrebbe dovuto restituire le isole a Mauritius “il più rapidamente possibile”, una sentenza consultiva che è stata poi approvata in modo schiacciante dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite.
L’accordo siglato ieri, quindi, se da un lato cerca di risolvere una questione legale e coloniale di lunga data, dall’altro apre nuovi interrogativi sulle dinamiche di potere nell’Oceano Indiano e sul futuro di una comunità che ha pagato il prezzo più alto delle decisioni geopolitiche.