Burkina Faso / L'identikit
Il popolo del Burkina Faso domenica scorsa ha eletto il suo nuovo presidente. Si tratta di Roch Marc Christian Kaboré, il quale si è imposto con il 53,49% dei consensi. Ex-presidente del parlamento, è considerato un "animale politico" che fino a un anno fa era vicino al deposto Blaise Compaoré.

Roch Marc Christian Kaboré, 58 anni, è dunque il nuovo presidente del Burkina Faso, paese che finalmente esce dal periodo di transizione, iniziato nell’ottobre 2014 dopo la cacciata del presidente Balise Compaoré e contraddistinto da forti tensioni e da un golpe fallito lo scorso settembre. I risultati di questo voto di svolta sono stati annunciati nella notte tra il 30 novembre e il 1 dicembre, come la Commissione elettorale nazionale indipendente aveva promesso. Kaboré ha prevalso con il 53,49% dei consensi contro il 29,65% del suo principale avversario Zephirin Diabré.
Il partito del neo-presidente ha avuto la meglio anche nel voto per le legislative, ma senza raggiungere la maggioranza assoluta. Secondo i dati pubblicati ieri sera dalla Commissione elettorale, sui 127 seggi in lizza nel nuovo parlamento burkinabé, infatti, il Movimento del popolo per il Progresso ne ha ottenuti 55 e dovrà quindi trovare alleati per arrivare ai 64 seggi necessari per votare le leggi.

Figlio d’arte
Ma veniamo al personaggio. Questa vittoria è l’esito di un lungo cammino di un «animale politico» che fu braccio destro del deposto presidente-dittatore Blaise Compaoré prima di passare all’opposizione.
Roch Marc Christian Kaboré è cattolico, sposato, padre di tre figli e appartiene all’etnia mossi (45% della popolazione). Il papà, Charles Bila Kaboré, è stato tesoriere generale dell’Alto Volta e membro del Consiglio economico e sociale, occupando, da ottobre 1963 a dicembre 1965, il posto di ministro delle finanze, prima di occupare quello della sanità. Diventa vicegovernatore della Bceao (Banca centrale dei paesi dell’Africa occidentale) fino al 1982.
Ottenuta la maturità nel 1975, Roch Marc Christian va a studiare economia e commercio all’università di Digione (Francia) a partire dall’anno accademico 1975-1976. Nel 1979 si laurea in scienze economiche.
Rientrato in Alto Volta per mettere le sue competenze al servizio del paese, entra alla Banca internazionale del Volta, divenuta poi Banca internazionale del Burkina (Bib), di cui diventa direttore generale dal 1984 a settembre 1989, prima di far parte del governo.
Kaboré ha sì fatto carriera in una banca, ma può vantare anche un passato da militante, già dai tempi dell’università a Digione. Rientrato in Burkina, si iscrive all’Unione di lotta comunista ricostruita (Ulc-R), un movimento rinato grazie al colpo di stato di Thomas Sankara e di Blaise Compaoré nel 1983.
A soli 27 anni, nel 1984, è nominato direttore generale della Banca internazionale del Burkina (Bib), una delle principali istituzioni finanziarie del paese.

Ascesa politica sotto Compaoré
Quando Sankara è assassinato e Blaise Compaoré prende il potere, Kaboré compie, secondo i suoi detrattori, il suo primo voltafaccia. Con altri amici giura fedeltà al nuovo capo di stato, lodando la sua «rettifica della rivoluzione». Poco a poco entra a far parte dell’entourage del presidente e un anno dopo la sua adesione tra le fila di Blaise, dalla Bib passa nel governo come ministro dei trasporti della comunicazione. Nel 1994 diventa primo ministro e lo sarà per un paio di anni.
Il 6 giugno 2002 diventa presidente dell’Assemblea nazionale (il parlamento), mentre il paese è scosso dall’affaire Norbert Zongo, e lo rimarrà fino al 2012, facendosi apprezzare per la sua capacità di mediazione. Occupa il posto di segretario esecutivo del Congresso per la democrazia e il progresso (Cdp, il partito di Compaoré) dal 1999 al 2003, prima di divenirne presidente dal 2003 al 2012.

Passaggio all’opposizione
Ma il rapporto tra Comaporé e Kaboré comincia ad incrinarsi. Nel 2011 l’esercito organizza una fronda e le popolazioni manifestano contro il carovita. Kaboré viene progressivamente allontanato, mentre il Cdp è rimodellato attorno a uomini di fiducia di Blaise.
Quando nel 2014 entra in scena la questione dell’articolo 37 della Costituzione burkinabè che vieta al presidente di ripresentarsi nel 2015, Kaboré passa definitivamente nell’opposizione, opponendosi alla volontà di Compaoré di modificare la Costituzione tramite referendum.
Da quando è passato all’opposizione, ha lavorato soprattutto per l’Mpp (Movimento del popolo per il progresso), il partito che con altri oppositori ha fondato. Presidente del partito e candidato designato alle presidenziali, ha saputo condividere i ruoli di strateghi con Simon Compaoré, ex sindaco di Ouagadougou, ma dalla salute fragile, e Salif Diallo, che a lungo si era immaginato successore di Blaise Compaoré, ma anche lui dal fisico cagionevole.
Già a marzo scorso, in pieno periodo di transizione, dopo la caduta di Compaoré il 31 ottobre 2014, Kaboré aveva iniziato un tour per visitare le 13 regioni del Burkina per incontrare la gente e presentare il suo programma.
Si tratta di un uomo che ha sempre rincorso il potere. Ora lo ha ottenuto, ma in un momento molto delicato della storia burkinabè. La popolazione voluto fortemente questo voto, soffrendo e dimostrando di aver raggiunto un buon livello di maturità democratica. Ci si aspetta molto da Kaboré che in campagna elettorale ha promesso un cambiamento della politica in generale e nuove misure per contrastare la corruzione, la disoccupazione giovanile e per migliorare l’istruzione e il sistema sanitario. Non può starsene seduto sugli allori.

Nella foto Roch Marc Christian Kaboré saluta i sostenitori dopo la vittoria alle presidenziali – Ouagadougou, Burkina Faso (Fonte: Issouf Sanogo/Afp/Getty Images)

Sopra sostenitori di Kaboré festeggiano la sua vittoria. (Fonte: Reuters/Joe Penney)