Parole del Sud – Ottobre 2019
Comboniani Brasile

Con alti stendardi colorati, giubbe e berretti che paiono militari, cornamuse e trombe, alcuni uomini raccolgono firme contro il sinodo, in una delle capitali dell’Amazzonia brasiliana. Si dichiarano cattolici, fanno parte di un gruppo minoritario, molto attivo quando appoggiava la dittatura militare, che ha come missione “la difesa della civilizzazione cristiana”. Non è questa l’opposizione che preoccupa. Non possiamo però sottovalutare le tante voci contro il sinodo dell’Amazzonia.

Comincia il 6 ottobre l’Assemblea sinodale, punto focale di un lungo processo che dovrà continuare negli anni, per applicare nei diversi contesti della Panamazzonia (Bolivia, Perù, Ecuador, Venezuela, Colombia, Guyana, Suriname, Guyana Francese, Brasile) le decisioni del discernimento realizzato. È più che mai necessario approfondire e appoggiare il sinodo, ascoltare a fondo la voce dello Spirito che, come ricorda l’enciclica Lumen gentium, conferisce a tutto il popolo di Dio l’infallibilità, quando si matura un consenso in materia di fede.

Preoccupano alcune alte figure del clero, che si stanno esponendo in modo isolato e che rivendicano il ruolo di “guardiani dell’ortodossia”. La storia della Chiesa, soprattutto se risaliamo alle fonti bibliche e patristiche, ci parla di una ecclesialità pluriforme. I teologi ricordano che, nei primordi del movimento di Gesù, le “Chiese figlie” nascevano da “Chiese madri”, diverse, senza che fossero scomunicate. Incarnando il regno di Dio, del quale sono sacramento nel loro contesto particolare, le differenze tra le Chiese non sono una minaccia all’unità, ma un esercizio fecondo di unità nelle diversità.

Fa specie che le principali critiche vengano da membri della Chiesa che non conoscono per niente l’Amazzonia. Pare che la loro preoccupazione non sia la vita delle persone in questa regione, il loro cammino di fede, il diritto all’eucaristia e alla partecipazione cristiana: sembra piuttosto che il sinodo sia un’occasione in più per consolidare la polemica di alcuni settori della gerarchia ecclesiale contro il magistero di papa Francesco.

Ma il sinodo non cerca solo “nuovi cammini per la Chiesa”: si preoccupa anche dell’ecologia integrale, in un contesto di grave emergenza climatica e di devastazione dell’Amazzonia. Il testo base per i dialoghi in sala sinodale sintetizza con fedeltà e coraggio il grido di dolore e denuncia dei popoli e comunità che si sentono sempre più colpiti da un modello di sviluppo predatorio.

Preoccupato per questa posizione profetica della Chiesa che si fa voce delle vittime, il governo brasiliano ha già alzato la voce. I militari affermano che «si stanno mischiando le cose, e il sinodo sta deviando verso temi ambientali e anche politici». I vescovi, a loro volta, ricordano la storia della Chiesa in Amazzonia: «Quanto sangue, sudore e lacrime sono stati versati in difesa dei diritti umani e della dignità, specialmente dei più poveri ed esclusi della società, dei popoli originari e dell’ambiente, così tanto minacciati».

Il sinodo, insomma, sta sollevando molte polemiche. «Segno di contraddizione, perché siano svelati i pensieri di molti cuori», come è stato detto a Maria. Nelle sue mani, Regina dell’Amazzonia, poniamo il discernimento e le decisioni del sinodo!

Lungo processo

Iniziato nell’ottobre 2017, nella sua tappa di ascolto e consulta il sinodo ha coinvolto, nel corso di 7 mesi, più di 86mila persone, tra cui 172 etnie indigene. Sono state realizzate in tutta l’Amazzonia 260 assemblee e numerosi forum tematici, circoli comunitari di dibattito, momenti di studio in scuole e università…

 

 

Le differenze tra le Chiese

La Chiesa è “Chiesa di Chiese” locali, unità presieduta dal vescovo di Roma. La sua cattolicità è presente in ciascuna Chiesa locale che possiede lo stesso patrimonio, interamente in comune con tutte le altre.