Global Terrorism Index 2016
Diminuiti i morti nella regione sub-sahariana e aumentati quelli nel nord del continente. Nel complesso il numero delle vittime è diminuito rispetto allo scorso anno. Ma il fenomeno è complesso e multiforme e non lascia spazio all'ottimismo.

“Nel 2015, in Nord Africa si è registrato un aumento del 5% delle morti per terrorismo, mentre nello stesso periodo nella regione sub-sahariana si è osservata la maggiore riduzione in assoluto del numero di vittime, 2.817 in meno rispetto al 2014. Il notevole decremento è dovuto al minor numero di decessi in Repubblica Centrafricana, Nigeria e Sud Sudan”.

I dati sono estrapolati dal Global Terrorism Index 2016 realizzato dall’Institute for Economics and Peace, un think tank con sedi a Sidney, New York e Città del Messico, che nel report ha classificato attacchi, morti e danni provocati in 163 paesi sulla base di quattro indicatori ponderati.

L’indice ha constatato che 29.376 persone sono state uccise dai terroristi nel 2015, un bilancio inferiore ai 32.658 decessi dell’anno precedente, una diminuzione del 10%, che costituisce la prima regressione del fenomeno dal 2010.

Il report offre un’ampia analisi dell’evoluzione del terrorismo in Africa, partendo dalla Nigeria, dove nel 2015 sono stato registrati 4.095 decessi per atti di terrorismo compiuti dagli estremisti di Boko Haram. Un calo del 34% rispetto al 2014. Di contro, è stato monitorato un aumento degli attacchi in Niger, Ciad e Camerun, che hanno provocato 1.382, morti corrispondenti a un aumento del 163% rispetto all’anno precedente.

Lo studio calcola in media, che in ciascuno degli attacchi sferrati lo scorso anno da Boko Haram sono morte 11 persone e sottolinea anche la riduzione delle vittime causate nel medesimo periodo dalle milizie Fulani nel nord della Nigeria: 630 in meno rispetto alle 1.229 del 2014.

Boko Haram è considerato uno dei gruppi terroristici più sanguinari della storia, con il secondo bilancio di vittime più alto dal 2000 ad oggi, dopo i Talebani che agiscono in Afghanistan e Pakistan.

L’indice esamina anche la Somalia, dove nel 2015 le morti per terrorismo sono diminuite del 18% rispetto all’anno precedente. Tuttavia, per il paese del Corno d’Africa il 2015 è stato il secondo anno con il maggior numero di decessi provocati da attentati terroristici. Inoltre, è stato anche segnato dal fatto che per la prima volta dal 2009 si sono registrati attacchi compiuti da più di due gruppi.

Le sigle che nel 2015 hanno rivendicato azioni sono quattro, due delle quali, l’Isis e l’Awdal Regional Administration Army (Araa), non avevano mai effettuato prima un attentato in Somalia. La relazione sottolinea, però, che nel 2015 oltre il 90% dei morti per terrorismo è stato opera dei fanatici islamisti di al Shabaab, che insanguinano il paese dal 2007.

Nel 2015, gli estremisti somali hanno privilegiato gli attacchi contro obiettivi militari e governativi, nei quali è stato registrato 44% dei decessi, rispetto al 17% del 2014.

Dopo che il leader del gruppo Ahmed Abdi Godane, conosciuto anche come Mukhtar Abu Zubair, è stato ucciso da un drone americano nel settembre 2014, alla guida di al-Shabaab è stato nominato Ahmad Umar, che ha consolidato la fedeltà dei suoi miliziani ad al Qaeda.

Il report si sofferma poi nell’esaminare l’accentuazione della minaccia terroristica in Tunisia, dovuta all’incremento di attentati compiuti nel 2015 da gruppi affiliati all’Isis, che hanno determinato un calo di presenze di un milione di turisti nel paese del Maghreb.

I ricercatori dell’Institute for Economics and Peace rilevano, infine, che la marginale riduzione del numero delle vittime registrata nel 2015 nella maggior parte dei paesi africani, non deve lasciare spazio all’ottimismo nell’evoluzione di un fenomeno tanto complesso e multiforme.