L’editoriale del numero di gennaio

Negli ambienti della politica, ma talora anche in quelli della società civile, c’è il vezzo di citare frasi dei pontefici. Lo si fa, in genere, per legittimare e per dare più lustro a un proprio comportamento o a una propria scelta. Non di rado, alla citazione segue il vuoto più assoluto, oppure, nei casi più alti, si susseguono azioni incongruenti.

 

Nigrizia non è solita fare esercizio di citazione. Predilige far parlare i fatti. Questa volta, però, vogliamo fare un’eccezione e proporvi alcune affermazioni di Paolo VI, di Giovanni Paolo II e del Compendio della dottrina sociale della chiesa sui temi delle armi, della pace e degli investimenti nell’industria militare.

 

Paolo VI, Populorum progressio (1967): «Quando tanti popoli hanno fame, quando tante famiglie soffrono la miseria, quando tanti uomini vivono immersi nell’ignoranza, quando restano da costruire tante scuole, tanti ospedali, tante abitazioni degne di questo nome, ogni sperpero pubblico o privato, ogni spesa fatta per ostentazione nazionale o personale, ogni estenuante corsa agli armamenti diviene uno scandalo intollerabile. Noi abbiamo il dovere di denunciarlo. Vogliano i responsabili ascoltarci prima che sia troppo tardi» (53).

 

Giovanni Paolo II, Sollicitudo rei socialis (1987): «Se la produzione delle armi è un grave disordine che regna nel mondo odierno rispetto alle vere necessità degli uomini e all’impiego dei mezzi adatti a soddisfarle, non lo è meno il commercio delle stesse armi. Anzi, a proposito di questo, è necessario aggiungere che il giudizio morale è ancora più severo. Come si sa, si tratta di un commercio senza frontiere capace di oltrepassare perfino le barriere dei blocchi. Esso sa superare la divisione tra Oriente e Occidente e, soprattutto, quella tra Nord e Sud, sino a inserirsi – e questo è più grave – tra le diverse componenti della zona meridionale del mondo. Ci troviamo così di fronte a uno strano fenomeno: mentre gli aiuti economici e i piani di sviluppo si imbattono nell’ostacolo di barriere ideologiche insuperabili, di barriere tariffarie e di mercato, le armi di qualsiasi provenienza circolano con quasi assoluta libertà nelle varie parti del mondo» (24).

 

Giovanni Paolo II, Centesimus annus (1991) «È necessario, perciò, adoperarsi per costruire stili di vita, nei quali la ricerca del vero, del bello e del buono e la comunione con gli altri uomini per una crescita comune siano gli elementi che determinano le scelte dei consumi, dei risparmi e degli investimenti. In proposito, non posso ricordare solo il dovere della carità, cioè il dovere di sovvenire con il proprio “superfluo” e, talvolta, anche con il proprio “necessario”, per dare ciò che è indispensabile alla vita del povero. Alludo al fatto che anche la scelta di investire in un luogo piuttosto che in un altro, in un settore produttivo piuttosto che in un altro, è sempre una scelta morale e culturale» (36).

 

Compendio della dottrina sociale della chiesa: «La dottrina sociale propone la meta di un disarmo generale, equilibrato e controllato. L’enorme aumento delle armi rappresenta una minaccia grave per la stabilità e la pace. Il principio di sufficienza, in virtù del quale uno Stato può possedere unicamente i mezzi necessari per la sua legittima difesa, deve essere applicato sia dagli Stati che comprano armi, sia da quelli che le producono e le forniscono. Qualsiasi accumulo eccessivo di armi, o il loro commercio generalizzato, non possono essere giustificati moralmente; tali fenomeni vanno valutati anche alla luce della normativa internazionale in materia di non-proliferazione, produzione, commercio e uso dei differenti tipi di armamenti. Le armi non devono mai essere considerate alla stregua di altri beni scambiati a livello mondiale o sui mercati interni» (508).

 

Se quanto citato tocca davvero la nostra coscienza di cristiani e di cittadini consapevoli, se interferisce con la nostra quotidianità, se fa emergere almeno qualche contraddizione, allora è il caso di dare un’occhiata al dossier di questo mese, dedicato alla Campagna “Banche armate/parrocchie disarmate”, e di trarre qualche conclusione per il presente e per il futuro.

 


 



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