Il ruolo della Chiesa

Un costante richiamo alla comprensione e al dialogo. È la linea scelta dalla Conferenza episcopale per contribuire a risanare la situazione.

Possiamo dire che la Chiesa cattolica (18% della popolazione e 15 diocesi) non si è tirata indietro, in questi anni difficili per il paese. I suoi tentativi di mediazione tra lo schieramento di Gbagbo e quello di Ouattara hanno fatto versare fiumi d’inchiostro e innescato dibattiti da una parte e dall’altra.

Tra i compiti della Chiesa anche quello di contribuire, per quanto possibile, al corretto funzionamento degli organismi che avrebbero dovuto agevolare la partecipazione e la riconciliazione. Ci riferiamo alla Commissione dialogo, verità e riconciliazione (Cdvr) e alla Commissione elettorale indipendente (Cei).

Quattro anni dopo la guerra, una delle priorità della Chiesa in Costa d’Avorio è di operare perché la crisi venga definitivamente superata. Riconciliare è un compito che la Chiesa compie normalmente, che fa parte del suo lavoro ordinario nelle comunità. Bisogna tuttavia riconoscere che non è facile. Consapevole di queste difficoltà, la Chiesa ha meglio organizzato e rafforzato le sue équipe di giustizia e pace che fanno un ottimo lavoro a livello nazionale e nelle singole parrocchie.

È necessario che gli avoriani scelgano la strada del reciproco perdono e da lì ripartire per costruire una pace duratura. Di qui la presenza della Chiesa nelle istituzioni di riconciliazione come la Cdvr.

Con lo stesso spirito la Chiesa si muove nella Cei. Dopo aver dato le dimissioni lo scorso settembre, don Martial Boni Boni, coordinatore della Commissione giustizia e pace, è rientrato il 6 novembre in seno all’istituzione incaricata di vigilare sul corretto svolgimento delle elezioni. «La Chiesa cattolica avrebbe desiderato che tutti i figli di questo paese potessero ritrovarsi e intendersi per andare avanti insieme. Se alcuni si sono tirati indietro, dobbiamo augurarci che presto tutti si ritrovino intorno allo stesso tavolo per raggiungere una nuova unità d’intenti», aveva spiegato l’uomo di Chiesa, per giustificare la sua scelta di dimettersi.

Pastorale del perdono

Seguendo le sue orme, mons. Alexis Touably, presidente della Conferenza episcopale, aveva sottolineato che la Cei doveva essere «l’emanazione delle diverse tendenze esistenti». Lavoro complicato. Perché allora i religiosi hanno preso il rischio di accettare di far parte della Cei? Mons. Touably lo argomenta in questo modo: «La Chiesa non è un partito politico e non ha ambizioni politiche. Ma rimane pur sempre madre. Ed è proprio quando i figli incontrano delle difficoltà a intendersi che la madre deve essere là per cercare di portarli a una intesa. Se una mamma dicesse: “I miei figli non arrivano a capirsi, dunque mi allontano da loro”, che madre sarebbe? È proprio quando i figli non arrivano a intendersi che la presenza della madre diventa indispensabile. Ora, la Chiesa madre opera affinché le diverse opinioni superino i particolarismi, trovino un approdo condiviso e concorrano a elaborare una progetto di futuro per l’insieme della nazione».

La Costa d’Avorio ha celebrato, il 15 novembre 2014, la giornata della pace. Questa data è stata scelta a partire dal 1996 ed è divenuto un appuntamento simbolico in cui si ritrovano e si confrontano tutti coloro che lavorano alla promozione della pace e della fraternità, cercando di far radicare nel cuore delle popolazioni la cultura della pace. (…)

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