In Ciad la vita del leader dell’opposizione ed ex primo ministro Succès Masra, in carcere da 165 giorni, è in pericolo. In cella le condizioni di salute del politico starebbero infatti peggiorando, al punto da richiedere un’«evacuazione medica urgente» all’estero.
A lanciare l’allarme è il partito di cui Masra è il leader, Les Transformateurs. Per quanto indebolita da arresti e da misure che rischiano di ridimensionare il ruolo delle opposizioni e della società civile in Ciad, la formazione politica resta la principale referente delle opposizioni del paese.
La condanna di Masra
Masra, 42 anni, ex alto funzionario della Banca africana di sviluppo, è in carcere dallo scorso 20 maggio. Ad agosto la giustizia di N’Djamena lo ha condannato a 20 anni di carcere e a pagare una multa da un miliardo di franchi Cfa, circa 1,5 milioni di euro (in Ciad il reddito pro capite non arriva a 3mila euro, stando ai dati della Banca mondiale).
L’accusa è quella di aver istigato all’odio e la xenofobia e di essere complice di un massacro di oltre 40 persone, per lo più pastori, che è avvenuto sempre lo scorso maggio.
L’omicidio di massa si è verificato a Mandakao, nella provincia meridionale del Logone occidentale di cui Masra è originario, a qualche decina di chilometri dal confine del Camerun.
Al centro della tesi del pubblico ministero che ha portato alla condanna c’è un audio di Masra risalente al 2023 in cui si parla della necessità dei contadini di difendersi dagli attacchi dei pastori nomadi e seminomadi. Una dinamica, questa dello scontro fra le due comunità, che segna la vita sociale e politica del Ciad e di tutti i paesi del Sahel e che è alimentata da crisi climatica e strumentalizzazioni politiche.
Nel messaggio incriminato Masra menziona la possibilità di doversi armare per tutelarsi dalle aggressioni. Nonostante l’audio fosse appunto di due anni fa, secondo diverse ricostruzioni sarebbe circolato anche nei giorni precedenti allo scontro di Mandakao. Tanto è bastato alla giustizia ciadiana per condannare l’ex premier.
Il processo è stato denunciato come politicamente motivato da diversi osservatori ed esponenti della società civile locali e internazionali.
«Va trasferiti subito»
L’appello sulle condizioni di Masra è partito da una conferenza dei Les Transformateurs che si è svolta nei giorni scorsi. Davanti a decine di persone,la presidente ad interim del partito Moh-Ndomal Hoïnathy Claudia, ha reso noto che il medico curante del politico ha «formalmente raccomandato un evacuazione medica urgente» per il leader dell’opposizione, dato che le cure che gli sarebbero necessarie «non sono disponibili in Ciad».
A preoccupare sono soprattutto gli attacchi respiratori che affliggono Masra. Secondo il suo partito, l’origine di questo disturbo sarebbe da rintracciare nella «ripetuta esposizione a gas nocivi durante manifestazioni e attacchi alla nostra sede». Hoïnathy Claudia ha chiesto direttamente al presidente Mahamat Déby Itno di intervenire «prima che sia troppo tardi».
Stando a quanto riportato dall’emittente francofono Radio France Internationale (RFI), i legali di Masra hanno presentato una richiesta formale di trasferimento temporaneo del loro assistito un paio di settimane fa, senza ricevere risposta.
Per il governo del resto, il presidente dei Les Transformateurs «è tenuto nelle migliori condizioni che si possano sperare in Ciad», come affermato dal ministro delle comunicazioni, Gassim Cherif.
Il dirigente di N’Djamena ha sostenuto inoltre che «una controperizia medica» ha concluso che «lo stato di salute di Masra non richiede l’evacuazione». Gli avvocati del politico hanno riferito di non essere a conoscenza di questa contro perizia.
Un paese in apprensione
La situazione di Masra tiene parte del Ciad col fiato sospeso. Lo scorso giugno il politico ha anche intrapreso una settimana di sciopero della fame, poi interrotto su consiglio del suo medico e dopo le suppliche della madre. La donna aveva minacciato di avviare lei stessa un’astensione dal cibo davanti alla situazione del figlio.
La famiglia di Masra ha più volte denunciato le condizioni della sua detenzione. La sorella del politico,Chancelle Assyongar, ha affermato che il governo usa il trattamento a cui è sottoposto il fratello per «dissuadere chiunque voglia denunciare le ingiustizie che stanno avvenendo in Ciad».
L’ultima volta che si hanno avuto notizie di Masra è stato a settembre, in occasione della morte di Ray’s Kim, un artista rap noto col nome di BundaBoss che è stato anche portavoce dei Les Transformateurs.
In un messaggio pubblicato su Facebook dal carcere, il leader dell’opposizione ha definito il musicista «artista del popolo» e «fratello nella lotta». «Dal profondo di questa cella, il mio cuore sanguina in questo giorno di indescrivibile tristezza», ha aggiunto Masra.
Un contesto che preoccupa
Masra non è l’unico esponente dei Les Trasformateurs e più in generale delle opposizioni a essere stato arrestato negli ultimi mesi. Stessa sorte è toccata anche al geografo e attivista Siguidé Djimtoidè, rinchiuso da mesi nel famigerato carcere di massima sicurezza di Koro Toro pur in assenza di accuse formali.
N’Djamena ha inoltre avviato un cammino verso un regime ultra presidenziale che preoccupa in molti. Nelle scorse settimane l’Assemblea nazionale e il Senato del paese hanno approvato una serie di emendamenti alla Costituzione che rimuovono il limite al numero dei mandati presidenziali e che estendono questi ultimi da cinque a sette anni.
La mossa, che interviene su una Costituzione che è stata riformata neanche due anni fa, è ritenuta da molti come una sorta di assegno in bianco per la presidenza a vita del presidente Dèby Itno. Una decisione considerata da diversi osservatori un vero e proprio attacco allo stato di diritto e alla democrazia.
La situazione è tale che uno dei principali partiti di opposizione del paese, il Groupe de concertation des acteurs politiques (GCAP), ha annunciato di aver sospeso l’attività politica fino a che «i diritti riconosciuti all’opposizione non saranno ripristinati, rispettati e garantiti».
Max Kemkoye, portavoce del GCAP, ha affermato che la modifica della Costituzione trasforma il Ciad in una «proprietà politica al servizio di un solo uomo e del suo sistema».
Tale padre tale figlio…
Le orme dell’attuale presidente sembrano essere quelle del padre, l’ex presidente Idriss Dèby. L’ex capo di stato e generale ha regnato sul paese per 30 anni, dal 1991 all’aprile 2021, quando ha perso la vita mentre visitava le truppe al fronte nel nord del paese (questa almeno, la controversa versione ufficiale).
Il figlio, pure militare, gli è succeduto aggirando il dettato costituzionale e avviando una transizione che doveva culminare in un governo civile ma che è stata completamente tradita dal presidente.
Déby Itno l’ha infatti prorogata di due anni rispetto ai 18 mesi inizialmente previsti e si è poi candidato alla presidenza alle elezioni che hanno suggellato la fine della fase di transizione. Al contrario di quanto inizialmente promesso.
I militari hanno represso nel sangue le proteste che hanno fatto seguito a questa decisione e oltre 200 persone sono state uccise stando ai resoconti della società civile locale. Il presidente ha poi vinto le consultazioni proprio contro Masra a un voto segnato da accuse di frodi e brogli.
Lo stesso Masra era fuggito dal paese dopo le violenze per poi farvi rientro nell’ambito di un patto grazie al quale era riuscito a diventare premier. Tornato alle opposizioni in occasione del voto, alle urne non c’è stato scampo.