Che Ciad sarà dopo la grazia a Succés Masra - Nigrizia
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Il leader dell'opposizione è stato liberato dal carcere dopo oltre 450 giorni insieme ad altri otto dirigenti del fronte contrario al governo
Che Ciad sarà dopo la grazia a Succés Masra
Il giornalista Djimitar: "Grande festa nel sud del paese, ma lui è un leader per tutti i ciadiani"
17 Agosto 2026
Articolo di Brando Ricci
Tempo di lettura 12 minuti
Masra saluta i suoi sostenitori a N'Djamena dopo la liberazione. (Credits: dal profilo Facebook dei Les Transformateurs)

Per il Ciad si è aperto “un nuovo capitolo”. Il leader dell’opposizione ed ex primo ministro Succés Masra lo ha detto a una folla di suoi sostenitori nella capitale N’Djamena poche ore dopo essere stato liberato dal carcere per effetto della grazia concessa dal presidente Mahamat Dèby Itno, nel fine settimana.

Parlando ai suoi supporter, il dirigente delle opposizioni ha proposto anche l’apertura a un possibile governo di unità nazionale.

La grazia a Masra ha messo fine a 456 giorni di prigionia nell’ambito di una condanna a 20 anni di carcere per diffusione di messaggi di odio e complicità in omicidio. Insieme al politico sono stati graziati anche altri otto dirigenti della maggiore coalizione di opposizione del paese.

Non è chiaro se questo passo sarà sufficiente ad aprire una nuova pagina nelle vicende politiche del paese così come profetizzato da Masra, anche perché incertezze e nodi da sciogliere sono ancora molti, ma quel che è certo è che in poche ore il Ciad è tornato a rivedere delle opposizioni politiche reali, dopo che nell’ultimo anno e mezzo il fronte contrario al governo era stato demolito da arresti e cooptazioni.

L’annuncio del presidente

Il presidente Déby Itno aveva annunciato la grazia ad alcuni prigionieri nel giorno dell’anniversario dell’indipendenza del paese, lo scorso 11 agosto, secondo la pratica comune in diversi paesi dell’Africa di accordare amnistie o grazie nel giorno della festa nazionale.

Il capo dello Stato ha rivelato i nomi delle persone oggetto della misura solo tre giorni più tardi, lo scorso 14 agosto: Déby Itno ha quindi concesso la grazia a Masra, fondatore e leader del partito dei Transformateurs e volto più carismatico dell’opposizione ciadiana, e a otto dirigenti del Groupe de Concertation des Acteurs Politiques (GCAP), la più ampia alleanza di partiti di opposizione del Ciad, composta da 13 formazioni politiche.

Tra le figure della coalizione che sono state liberate si annoverano il leader del partito Les Democrates, Avoksouma Djona Atchénémou, e Max Kemkoye, presidente dell’Union des démocrates pour le développement et le progrès (UDP).

Sia nel caso di Masra che dei rappresentanti del GCAP, la grazia era stata chiesta al presidente dai rispettivi legali. Utile chiarire inoltre che questa misura è cosa diversa dall’amnistia, formula che sarebbe stata preferita dai sostenitori dei dirigenti scarcerati.

La prima disposizione infatti cancella solamente la pena, mentre la seconda esaurisce il reato con i suoi effetti sulla fedina penale, le sue pene amministrative e l’eventuale interdizione ai pubblici uffici. La grazia può essere inoltre revocata.

Tutto questo significa che allo stato attuale i nove dirigenti usciti dal carcere sono ancora sottoposti a procedimento amministrativo e ancora esclusi da possibili incarichi di natura politica.

Cronaca degli arresti

Masra, 43 anni, ex alto funzionario della Banca africana di sviluppo, era stato arrestato nella sua residenza di N’Djamena il 16 maggio 2025 per essere poi condannato a 20 anni di carcere e al pagamento di una multa di un miliardo di franchi Cfa (circa 1,5 milioni di euro) nell’agosto successivo.

Il politico era stato accusato di aver contribuito a incitare un massacro di almeno 42 pastori che si era verificato a maggio 2025 nella sua provincia di origine, il Logone occidentale, nel sud del paese.

L’accusa si basava sull’audio di un discorso pronunciato da Masra nel 2023 che era poi tornato a circolare sui social media alcuni giorni prima del massacro.

Nella registrazione, Masra, politico originario del sud e molto popolare tra i contadini delle provincie meridionali, esortava le comunità di agricoltori a difendersi dalle aggressioni dei pastori e paventava la possibilità che questa difesa potesse anche essere armata.

Le tensioni sociali tra contadini e allevatori caratterizzano il Ciad e tutta la regione del Sahel e sono spesso strumentalizzate dalla politica per generare consenso e alimentare divisioni.

I legali del politico hanno sempre denunciato la mancanza di prove documentate rispetto al suo coinvolgimento nelle violenze mentre diverse organizzazioni in difesa dei diritti umani locali e internazionali hanno denunciato tutto il procedimento come politicamente motivato.

I dirigenti del GCAP erano stati arrestati invece lo scorso maggio dopo che l’alleanza politica di cui facevano parte era stata dichiarata illegale e quindi sciolta.

L’intervento delle autorità aveva fatto seguito all’annuncio del GCAP di una protesta contro il governo, indetta per denunciare una spirale repressiva nei confronti delle opposizioni e una virata verso un sistema ritenuto autoritario.

Il mese prima l’Assemblea nazionale del Ciad aveva infatti approvato una serie di modifiche alla Costituzione che annullano il limite dei mandati presidenziali e ne allungano la durata da cinque a sette anni, aprendo una fase di ulteriore concentrazione del potere nelle mani del capo dello Stato. 

Transizione e post-transizione 

Per capire dove si collocano questi arresti bisogna riavvolgere rapidamente il nastro e tornare alla transizione politica seguita alla morte dell’ex presidente Idriss Déby, deceduto nell’aprile 2021 dopo aver guidato il Ciad per 30 anni dal 1991.

Dopo una serie di controversi passaggi istituzionali, qualificati come golpe da diversi analisti, al padre è succeduto il figlio, il generale Mahamat Déby Itno.

A capo di un consiglio militare, il presidente ad interim ha avviato un periodo di transizione di tre anni che è stato segnato da una serie di promesse non mantenute (a partire dalla stessa durate di questa fase, inizialmente fissata a 18 mesi) e dalla violenta repressione di qualsiasi protesta popolare.

Proprio a seguito della giornata di scontri più violenta della transizione, il 20 ottobre 2022, passato alla storia come “giovedì nero”, con l’uccisione di centinaia di persone secondo la società civile locale, Masra ha lasciato il paese.

Il leader dei Transformateurs vi ha poi fatto ritorno nel novembre 2023, nell’ambito di un accordo con Déby Itno mediato dal presidente della Repubblica democratica del Congo, Félix Tshisekedi. Grazie all’intesa, Masra è entrato a far parte del governo come primo ministro.

Nel maggio 2024 si sono poi svolte le elezioni che dovevano segnare il termine del periodo di transizione. Le consultazioni sono state vinte da Dèby contro Masra con percentuali schiaccianti e sono state macchiate dalle accuse di brogli e dai boicottaggi di parte delle opposizioni.

Le parole del leader scarcerato

È questo il clima che segna la fase che porta agli arresti di Masra e dei dirigenti del GCAP. Ed è questo lo sfondo su cui vanno lette le parole pronunciate da Masra una volta uscito dal carcere.

Il leader dei Transformateurs non ha voluto aspettare neanche un giorno, e si è rivolto ai suoi sostenitori dalla sede del partito a N’Djamena già la notte del rilascio.

Masra è poi tornato a parlare dallo stesso palco il giorno dopo, occasione in cui ha anche risposto alle domande dei giornalisti dell’emittente francese France 24. Le dichiarazioni del leader delle opposizioni sono state all’insegna del dialogo ma anche di una certa assertività.

Masra ha ringraziato il presidente per la concessione della grazia e ha affermato di aver “perdonato” chi lo ha messo in carcere, nonostante una prigionia segnata anche da uno sciopero della fame e dal respingimento di diverse richieste di scarcerazione per motivi sanitari.

Parlando del suo partito, il dirigente ha detto che “al di fuori del governo, siamo la principale forza politica in questo paese. Senza di noi non si può costruire nulla per il futuro, e questo lo sanno bene”, in un probabile riferimento al governo.

Masra ha quindi aggiunto: “Non siamo qui per opporci a un esecutivo o per cercare di guidare un’opposizione. Piuttosto, siamo qui per fornire soluzioni per l’intera nazione”.

“Siamo disposti a collaborare con il capo dello Stato e con tutti gli altri per garantire che questo Paese progredisca”, ha proseguito il leader delle opposizioni, proponendo l’istituzione di un governo paritario rappresentato in egual misura da cristiani e musulmani e da uomini e donne.

Istanze da sempre care a Masra e al suo partito, che denunciano l’esclusione dal potere decisionale e politico di ampie fette della società ciadiana, a partire dalle comunità cristiane del sud ma non solo.

Dal 1975 a oggi, il Ciad è sempre stato governato da rappresentati di una élite militare proveniente dal centro-nord del paese.

Parlando con i cronisti di France24, Masra è stato ancora più preciso nelle sue richieste, esortando alla creazione di “un governo di unità e cambiamento in cui tutti i ciadiani possano sentirsi rappresentati”.

Una vera a propria “tregua politica” per “costruire qualcosa di solido, degli statisti capaci di fornire soluzioni per il futuro”.

Il governo frena subito

Le reazioni del governo alle parole del politico non si sono fatte attendere. Una è stata piuttosto indiretta ed è partita proprio dal profilo Facebook del presidente Déby.

Davanti al moltiplicarsi delle speculazioni su un possibile ritorno di Masra come premier (ferma restando l’attuale impossibilità formale, visti i termini della grazia presidenziale), il capo dello stato ha scritto in un post, ieri 16 agosto: “Rinnovo la mia piena fiducia nel primo ministro, capo del governo, e in tutta la sua squadra. Lo incoraggio a proseguire, con serenità e determinazione, l’attuazione del progetto sociale sulla base del quale il popolo sovrano del Ciad mi ha concesso la sua fiducia”.

Un messaggio che è stato letto dalla stampa ciadiana come una chiara indicazione rivolta al massimo dirigente dei Transformateurs.

Nel merito della questione è entrato invece Abdel Nasser Garboa, portavoce del partito del presidente, il Mouvement patriotique du salut (MPS) che governa il Ciad da oltre 35 anni.

Garboa ha premesso che al momento “non vediamo l’utilità di un governo di unità nazionale”, ma anche ammesso che il capo dello stato “è sovrano” e “può chiedere a tutti i ciadiani di sostenerlo nell’attuazione del suo governo e, di conseguenza, del suo programma politico”, senza quindi chiudere le porte a nessuno.

Il portavoce dell’MPS ha però anche evidenziato alcune presunte contraddizioni nel discorso pubblico di Masra. “Da un lato – ha ragionato Garboa parlando del leader dell’opposizione -, invoca la collaborazione con il governo, dall’altro radicalizza il suo discorso verso la frangia più estremista del suo elettorato o i suoi attivisti”.

Un atteggiamento che lo rende “bipolare” agli occhi del portavoce e quindi “un anatema per quanto mi riguarda”, ha chiosato il dirigente del partito di governo. 

Il commento del cronista ciadiano 

Nigrizia ha parlato delle prospettive che si aprono con la liberazione di Masra con Percy Séraphin Djimtar, giornalista e coordinatore di una rete dei media cattolici istituita alcune settimane fa dalla Conferenza episcopale ciadiana, anche con la collaborazione dei missionari comboniani.

Djimitar parla da Sarh, capoluogo della provincia meridionale di Moyen-Chari, tradizionale roccaforte delle opposizioni.

Sollecitato su come le comunità locali abbiano reagito alla notizia della grazia ai leader dell’opposizione, il cronista riferisce che “tutto il sud del paese ha tirato un enorme sospiro di sollievo . La gente – aggiunge – ha gridato di gioia quando ha sentito la notizia sulle radio locali e sui social network. Sapere che il presidente del partito Les Transformateurs era stato graziato è stata una liberazione”.

Masra, prosegue il giornalista, “è considerato l’unico difensore degli abitanti del sud, ma la realtà è ancora più complessa. Per molto tempo – spiega Djimitar -, la gente pensava che il politico fosse ‘solo dalla parte del Sud’ perché denunciava ingiustizie e disuguaglianze. In realtà, anche gli abitanti delle altre regioni hanno capito che quest’uomo si batte contro le ingiustizie in generale, per tutti i ciadiani”.

Uno dei nodi più importanti da sciogliere è capire a cosa può portare questa grazia. Il rischio potrebbe essere quello della cooptazione. Masra era già stato criticato dopo aver accettato di diventare primo ministro, nel 2023. Nell’ultimo anno e mezzo, mentre il leader del partito era in carcere, diversi esponenti dei Transformateurs sono stati di fatto sottratti alle file delle opposizioni entrando nel governo come ministri.

Critiche “che sono anche motivo di alcune diffidenze da parte degli esponenti del GCAP”, evidenzia Djimitar in riferimento ad alcune divisioni interne alle opposizioni. “Alla fine però – chiarisce il giornalista – tutte le forze di opposizione convergono verso lo stesso obiettivo: la giustizia e l’uguaglianza per tutti i ciadiani”.

Secondo Djimitar, questa grazia “può essere letta come un seguito dell’accordo di Kinshasa mediato dal presidente congolese dopo i tragici eventi dell’ottobre 2022, che avevano costretto Masra all’esilio. Quell’accordo – prosegue il cronista – prevedeva un ruolo per Masra anche qualora avesse perso alle elezioni del 2024. Questo passaggio è stato disatteso”.

Che l’intesa mediata dal presidente congolese Tshisekedi possa essere stata fondamentale lo suggeriscono anche altri elementi. Come osservato da diversi analisti ciadiani al momento dell’arresto, Masra è stato trasferito in carcere dopo la strage nel sud di cui era ritenuto complice, ma anche dopo aver criticato via social il mancato rispetto degli accordi preso al suo rientro in patria nel 2023.

Una congiuntura questa, che ha rinforzato la teoria secondo cui l’arresto sia stato politicamente motivato. 

Non da ultimo, la liberazione di Masra potrebbe anche rappresentare un tentativo di calmare le tensioni sociali nel sud. “Certo può essere letto in questo modo”, afferma il coordinatore dei media cattolici rispondendo a una domanda su questo punto.

Il giornalista poi però spiega: “Va comunque considerato che i ciadiani vivono una condizione di tensione da tempo ormai. Ci sono conflitti intercomunitari e l’eterno scontro tra agricoltori e allevatori, spesso alimentato da alcune autorità amministrative e militari, che non di rado accusano ingiustamente i contadini di coltivare lì dove non dovrebbero.

Questo crea enorme povertà e frustrazione. La distensione politica aiuta a ridurre un po’ la pressione, ma la precarietà crudele che la popolazione vive ogni giorno rimane e impedisce di restare in silenzio”.

Parole che assumono un significato particolare se si guarda alla diffusione della povertà estrema, che in Ciad colpisce quasi un cittadino su due, la carenza di servizi e il tasso di alfabetizzazione, tra i più bassi al mondo. 

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