Parla il provinciale dei comboniani a N’Djamena
Il Ciad sta cambiando. Dopo la normalizzazione dei rapporti con il vicino Sudan e grazie allo sfruttamento di nuovi giacimenti petroliferi al sud, il paese sembra incamminato sulla strada dello sviluppo. Il percorso è ancora lungo, ma si intravedono i primi spiragli di un cambiamento destinato a rivoluzionare la società e la politica ciadiana. Questo, in sintesi, il ritratto del paese tracciato nell’intervista (in audio) al Provinciale dei missionari comboniani in Ciad, p. Pietro Ciuciulla.

Il Ciad oggi è un paese in costruzione: strade asfaltate, scuole, ospedali. Grazie anche agli accordi con Pechino – e con la China National Petroleum Corporation – per lo sfruttamento dei nuovi giacimenti di greggio della regione del Chari-Baguirmi, il governo ha potuto avviare un percorso di sviluppo che parte dalla costruzione delle infrastrutture. “C’è ancora molto da fare, siamo agli inizi, ma intanto si comincia a costruire” racconta p. Pietro Ciuciulla, nuovo Provinciale dei missionari comboniani in Ciad.

 

Il Presidente Idriss Deby – salito al potere nel 1990 con un golpe e rieletto il 21 aprile scorso per il quarto mandato di 5 anni – sta cercando di costruire il paese, spiega il missionario, che sottolinea come lo sviluppo sia destinato inevitabilmente ad aprire la strada alla modernizzazione e a favorire la spinta verso la democrazia.

 

Un cammino nuovo, dunque, che incoraggia a guardare al futuro con speranza, ma che pone anche la chiesa ciadiana davanti a nuove sfide sul piano sociale. Prime fra tutte un’equa distribuzione della ricchezza a tutti i livelli della popolazione. Per p. Ciuciulla bisogna evitare quello che definisce il ‘miraggio petrolio’, ovvero la percezione che il greggio rappresenti il raggiungimento di una facile ricchezza. Un’illusione che sta portando la popolazione ad abbandonare le campagne, spinta dal sogno di un redditizio lavoro nel settore petrolifero.

 

L’altra grande sfida per la chiesa in Ciad, prosegue ancora il religioso, è perseguire l’unità del paese, intesa come la capacità di convivenza pacifica tra le tante etnie diverse. Un compito non facile per la chiesa ciadiana, ammette Ciuciulla, secondo cui “occorre applicare l’esperienza di comunione cristiana a livello sociale”.

 

(In audio l’intervista a p. Pietro Ciuciulla, a cura di Michela Trevisan)