L’Assemblea Nazionale del Ciad ha adottato in questi giorni a larga maggioranza la relazione di una Commissione speciale istituita per rivedere la Costituzione, approvata con un referendum solo 20 mesi fa.
Il Movimento patriottico di salvezza (MPS), partito del presidente Mahamat Idriss Déby, e i suoi alleati, hanno vinto facile: 171 parlamentari su 188 hanno votato a favore, con un solo voto contrario, quello di Beral Mbaïkoubou, membro dell’opposizione.
Altri oppositori hanno deciso di non partecipare o di abbandonare l’aula quando un parlamentare del MPS ha proposto addirittura di andare oltre, votando per la “presidenza a vita”, a causa di una presunta “emanazione divina” del potere e del costo delle elezioni.
I principali emendamenti costituzionali proposti includono: il mandato presidenziale aumentato da 5 a 7 anni, rinnovabile senza limiti; la creazione della carica di vice primo ministro; l’aumento da 5 a 6 anni dei mandati elettivi per i parlamentari; la revoca dell’immunità per i membri del governo e il finanziamento pubblico delle campagne elettorali.
La giustificazione data alla revisione costituzionale è di modernizzare così la governance e consolidare le istituzioni del Ciad, come dichiarato da Neloum Mbaigoto, presidente della Commissione speciale che l’ha redatta.
Per molti analisti, tra cui il politologo Evariste Ngarlem Toldé, questa situazione annuncia la definitiva sconfitta della democrazia in Ciad. «Con questo emendamento alla Costituzione, la democrazia nel nostro paese è morta – ha dichiarato Toldè -. Come accettare che, appena approvata, solo un anno e quattro mesi fa, la Costituzione venga svuotata?» «Sembra che si voglia fare del Ciad un’eredità per alcuni – ha aggiunto-, escludendo altri dalla cerchia del potere e garantendo che questo rimanga nelle mani di una sola persona».
Il voto di ieri non si traduce ancora in un emendamento effettivo alla Costituzione. Il testo approvato dovrà essere trasmesso al Senato – dove l’MPS occupa 63 dei 69 seggi – prima del voto finale del Congresso del parlamento, previsto il 13 ottobre, che richiederà una maggioranza di tre quinti delle due camere riunite. È presumibile però che venga formalmente adottato, dato che sia l’Assemblea Nazionale che il Senato sono ampiamente a favore del partito al governo e del suo presidente Déby.
Il generale Mahamat, 41 anni, è succeduto al padre Idriss Déby Itno, salito al potere grazie a un colpo di stato 31 anni prima (1990) e ucciso nel 2021 durante una campagna militare, poco dopo essere stato rieletto per un sesto mandato.
La carica di capo dello stato del figlio fu formalizzata solo nel maggio 2024, in seguito a elezioni presidenziali che si svolsero dopo l’approvazione, tramite un referendum, il 17 dicembre 2023, di una nuova Costituzione voluta dalla giunta golpista. La stessa che ora si appresta a ulteriori modifiche volte a consolidare e prorogare il suo potere.