Economia / Africa
Martedì, a margine del vertice dell'Unione africana in corso ad Addis Abeba, il governo cinese ha sottoscritto un memorandum d’intesa in materia di infrastrutture e trasporti con l'organizzazione internazionale africana del valore di 20 miliardi di dollari. Un grande affare. A vantaggio degli africani o dei cinesi?

Negli ultimi giorni ad Addis Abeba nella sede dell’Unione africana (Ua), in preparazione del vertice in corso oggi e domani, non si è parlato solo di come affrontare la minaccia di Boko haram o di come risolvere i problemi sanitari ed economici legati all’epidemia di ebola in africa occidentale, mi è stato concluso anche un mega accordo economico con un partner internazionale che il continente africano conosce ormai molto bene, la Cina.

Martedì, infatti, l’inviato speciale del governo cinese e vice ministro degli Esteri, Zhang Ming, ha incontrato il presidente della Commissione dell’Unione africana, Nkosazana Dlamini Zuma, e ha firmato un memorandum d’intesa in materia di infrastrutture e trasporti con l’Ua.
L’ammontare dell’accordo in termini economici è di circa venti miliardi di dollari coperti in buona parte da un prestito agevolato della Cina di dodici miliardi di dollari che il primo ministro di Pechino Li Kegiang si è impegnato a garantire a tassi convenienti.
L’obiettivo dell’accordo che rientra nel quadro strategico denominato “prospettive africane del 2063”, è quello di dotare il continente di infrastrutture, trasporti e mezzi di comunicazione, come autostrade, linee ferroviarie ad alta velocità, reti aeroportuali.

La presidente della Commissione dell’Ua, Zuma, ha definito l’accordo il più importante progetto firmato dall’Unione con un partner nazionale. E non è una valutazione sbagliata dato che si tratta di un’intesa economica di entità eccezionale che rappresenta l’ennesima riprova di un interesse di Pechino per il continente africano.

L’intesa era già stata preparata in un incontro avvenuto ad Addis Abeba nel maggio scorso tra i vertici dell’Unione africana, capeggiati dalla presidente Zuma, e il primo ministro cinese. In più nella prima metà di gennaio ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, ha affrontato un viaggio che ha toccato diversi Paesi dell’Africa, con l’obiettivo di promuovere le relazioni tra il Dragone ed il Continente nero. A quanto pare con successo.

Le relazioni commerciali tra Cina e Africa sono sempre più fitte. Basti pensare che i dati del commercio tra Cina e continente africano nel 2013 ammontavano a 210 miliardi di dollari. In campo infrastrutturale le statistiche del Ministero degli Affari Esteri cinese dicono che Cina ha completato 1.046 progetti in Africa, tra cui 2.233 km di ferrovie e 3.530 km di strade. E in effetti i conti tornano se si osservano le ultime attività. Sono stati firmati molti contratti con Paesi africani come ad esempio in Nigeria, per la realizzazione di una ferrovia di 1.385 chilometri con 22 stazioni o in Kenya, per la costruzione della linea ferroviaria tra Mombasa e il confine con l’Uganda.

Ma questi accordi giovano realmente alle nazioni del continente africano? È la domanda che gli osservatori, scettici e forse un po’ invidiosi, si pongono. Lo sa bene il ministro Wang, che a più riprese ha dovuto difendere il ruolo di Pechino in Africa, respingendo le accuse di chi vede nell’azione del Dragone quella di un “neocolonialismo” asiatico.
Di certo c’è che l’Africa ha estremo bisogno di infrastrutture per il suo sviluppo e Pechino sembra il partner più appetibile, perché ha tanta liquidità per fare prestiti con interessi bassi, ha la tecnologia all’avanguardia e conoscenze e soprattutto porta avanti la politica della “non-interferenza” negli affari politici africani e nelle questioni dei diritti umani. Allo stesso modo Pechino ha bisogno delle immense risorse africane per il proprio sviluppo economico.

Alla luce di ciò, è corretto il ragionamento fatto da Raffaele Masto in un suo recente articolo sul sito termometropolitico.it. Il punto è come verranno usati i soldi di cui si parla nel memorandum firmato martedì. Saranno impiegati per infrastrutture che collegano porti e aeroporti a siti minerari o agricoli seguendo vecchie logiche di sfruttamento? Oppure verranno usati secondo un’idea di sviluppo favorevole agli africani?  

Ad esempio strade e autostrade che collegano capitali, luoghi di lavoro o ospedali, università e scuole… Queste sono cose che farebbero di certo più comodo.

Nella foto in alto la presidente della commissione dell’Unione Africana, Nkosazana Dlamini Zuma, e il vice ministro degli esteri cinese, Zhang Ming durante la firma del memorandum ad Addis Abeba il 27 gennaio. (Fonte: Elias Asmare / AFP)

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