Si è concluso l’International Film Festival di Rotterdam, una delle più interessanti piattaforme europee di cinema indipendente e sperimentale. Anche in questa edizione, la kermesse ha presentato film (molti gli esordi e opere seconde) di registi da tutto il mondo, accomunati dalla capacità di sperimentare nuove forme e generi tenendo gli occhi ben aperti aperti sulla realtà.
Inoltre Rotterdam da sempre è stato ricettore delle nuove voci del cinema africano e afrodiscendente, non solo per la programmazione dei film ma anche per l’organizzazione di sezioni di cinema espanso, talks e fondi dedicati alle cinematografie del Global South.
Quest’anno il Tiger Award è andato a Variations on a Theme dei sudafricani Jason Jacobs e Devon Delmar, già conosciuti per Carissa, presentato a Venezia nel 2024. Con il Tiger Award, il Festival dei Paesi Bassi punta a scoprire e sostenere il lavoro di giovani talenti provenienti da tutto il mondo. Il riconoscimento si assegna dal 1995.
Ouma e i veterani della guerra
Ambientato nel Sudafrica rurale, Variations on a theme è incentrato su Ouma Hettie, anziana pastora di capre coinvolta in una truffa che le promette un risarcimento arretrato per il servizio militare non retribuito prestato da suo padre durante la Seconda Guerra mondiale.
Ouma è una dei molti discendenti dei veterani sudafricani che dopo essere tornati in Africa hanno ricevuto dallo stato una bicicletta e un paio di stivali. A differenza di quanto avvenuto con i discendenti dei soldati bianchi, risarciti con terra, bestiame e denaro.
Con inquadrature larghe, fisse e prolungate e la voce fuori campo del co-regiasta Jacobs che verbalizza i pensieri dei protagonisti, il film trasporta lo spettatore in una dimensione dai tempi dilatati e lunghi silenzi.
Interpretata dalla nonna di uno dei due registi, Ouma dà voce e corpo a un personaggio che non dimentica il passato e ha imparato la resilienza vivendo a stretto contatto con la natura e con i suoi ritmi.
L’occhio della telecamera osserva la vita quotidiana nel villaggio di Kharkams e allo stesso tempo registra l’invisibile e il metafisico, con lo stesso spirito con cui Ouma Hettie vaga tra il mondo quotidiano e il regno dei defunti e dei perduti.
Premiato per il suo linguaggio profondamente poetico, il film è un ritratto profondo e commovente di una comunità che vive sotto lo spettro dell’eredità coloniale e dei legami familiari.
Nel ventre della terra
Premiato anche il cortometraggio, Ndjimu di Mwalimu Ndaliko Katondolo (Petna) che ci porta nelle profondità claustrofobiche della miniera di Mutoshi, nel Katanga (Repubblica democratica del Congo) per seguire i Rememberers, una comunità che lavora in condizioni pericolose e brutali per estrarre minerali preziosi dai terreni ancestrali e alimentare gli imperi tecnologici globali.
Accompagnato da una colonna sonora di roccia metallica frantumata, Ndjimu è anche un’invocazione e una discesa nella memoria della terra. Il regista, nato a Goma, si definisce educatore ed ecologista ancestrale e da molti anni realizza opere che con uno sguardo decoloniale e afrofuturista utilizzano contenuti storici per affrontare questioni sociopolitiche e culturali contemporanee.
Nella sezione Tiger Competition segnaliamo My Semba, opera prima di Hugo Salvaterra, artista multidisciplinare angolano nato in Francia e cresciuto tra Europa, Stati Uniti e America Latina. My Semba si presenta come film manifesto, una sinfonia urbana a ritmo di rap costruita intorno a X, orfano albino, che accompagnato dai suoi fratelli Lelé e Maria attraversa Luanda mentre insegue il sogno del palcoscenico.
L’omaggio ad Hamed
Ambientato tra Dakar e Berlino è invece Gavagai. La pellicola parte dall’esperienza personale del regista tedesco Ulrich Köhler per riflettere sulle implicazioni politiche e culturali connesse alla realizzazione da parte dei registi occidentali di film con ambientazioni africane.
A Dakar, sul set di una regista francese impegnata in una rivisitazione contemporanea del mito di Medea, gli attori Maja e Nourou iniziano una relazione, forse per alleviare le pressioni sul set e il senso di solitudine che li attanaglia. Quando si incontrano nuovamente in occasione della prima del film a Berlino, dovranno affrontare il clamore scatenato dalla stampa che accusa il film di proiettare una narrativa europea su un’ex colonia.
In occasione dell’uscita di El Sett, biopic sulla leggendaria cantante egiziana Umm Kulthum diretto da Marwan Hamed, il Festival ha inoltre dedicato una retrospettiva al regista egiziano. Un autore che nella sua lunga filmografia vanta thriller misteriosi, drammi sulla corruzione, epopee criminali, saghe storiche e film biografici.
Citiamo tra i suoi più grandi successi The Yacoubian Building (2006) tratto dall’omonimo libro di Alaa Al Aswani (Palazzo Yacoubian, edito in Italia da Feltrinelli), The Blue Elephant (1&2) dai bestsellers di Ahmed Mourad e Kira & El Gin, una delle più grandi produzioni egiziane.