Il 6 agosto il colpo di stato militare
Popolazione divisa sul sostegno alla giunta militare che ha preso il potere con un colpo di stato. Politica invece schierata con i generali. Unanime l’opinione della comunità internazionale, che chiede l’immediato ritorno della democrazia e la liberazione del presidente.

Opinione pubblica divisa in Mauritania all’indomani del golpe che ha deposto il presidente Sidi Ould Cheikh Abdallahi e ha instaurato al potere un consiglio di stato formato da 11 generali.
Ieri centinaia di persone sono scese in piazza per manifestare a favore del presidente, ma poche ore prima almeno un migliaio di manifestanti hanno marciato in favore del generale Mohamed Ould Abdel Aziz, ex comandante della guardia presidenziale che, appena licenziato da Abdallahi, ha guidato il colpo di stato. La manifestazione anti golpisti è stata però repressa dai militari, con lanci di lacrimogeni. Questo avveniva nello stesso momento in cui Aziz  assicurava che saranno preservate tutte le libertà dei cittadini, comprese quella  di stampa e di espressione, e che verrà garantito lo stato di diritto.

La popolazione resta comunque divisa, stremata dalla crisi del carovita e indecisa se credere o no nelle promesse dei militari, che hanno annunciato elezioni libere e trasparenti al più presto. Anche la politica sembra stare dalla parte della giunta militare: dopo l’uscita dal parlamento di 48 tra deputati e senatori, proprio alla vigilia del golpe, ieri alcuni parlamentari hanno espresso il loro sostegno al Consiglio di stato.

 
Nessuna incertezza per la comunità internazionale, che in blocco (Unione africana, Unione europea, Nazioni Unite, Lega araba, Unione del Maghreb, singoli paesi africani) he denunciato il golpe e ha chiesto l’immediato ripristino della democrazia, assieme alla liberazione del presidente e del primo ministro, ancora nelle mani dei militari.