Conferenza sui cambiamenti climatici
Il tempo è ormai scaduto. Trovare soluzioni per arginare il surriscaldamento globale provocato dai gas serra è l'obiettivo della Conferenza dell'Onu sui cambiamenti climatici in corso a Lima. Anche l'Africa dev'essere al centro del dibattito: oggi è vittima delle emissioni, domani potrebbe diventarne la fonte principale.

Lunedì 1 dicembre è iniziata a Lima (Perù) la 20esima sessione della Conferenza delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (Cop20). In questo appuntamento annuale sono riuniti 4.000 delegati dei firmatari della convenzione quadro delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico (Unfccc) entrata in vigore nel 1994 con l’obbiettivo di ridurre le concentrazioni di gas serra nell’atmosfera. I 195 paesi che hanno deciso di aderirvi saranno riuniti fino al 12 di dicembre, e dovranno guardare in faccia il problema del clima, o meglio i problemi, esaminando le soluzioni e cercando di renderle il più possibile condivisibili.

I rappresentanti dei vari stati devono gettare le basi di un nuovo accordo sui cambiamenti climatici, efficace e universale, atteso per il 2015 a Parigi: andrà a sostituire quello di Kyoto del 1997.  L’obiettivo è la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra di almeno il 50% entro il 2050.

Il Gruppo intergovernativo dell’Onu sui cambiamenti climatici (Ipcc) quest’anno ha già messo in guardia, proprio un mese fa durante la presentazione a Copenhagen del Summary Report, sull’aumento del livello dei mari, le tempeste e siccità provocate dalle emissioni di gas a effetto serra non controllati che surriscaldano l’atmosfera, e ha evidenziato le molte opportunità per contrastarli. «I leader devono agire. Il tempo non è dalla nostra parte». Così commentò i risultati il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon

Da lunedì, dunque, il gigantesco ingranaggio dell’Onu ha ricominciato a muoversi, spinto anche dal buon atteggiamento mostrato dagli Usa e dalla Cina, che lascia ben sperare, infondendo un input positivo alle negoziazioni. Infatti poche settimane fa al termine del vertice Apec (Asia-Pacific Economic Cooperation), il presidente americano Barack Obama ha annunciato a sorpresa un accordo con il presidente cinese Xi Jinping, secondo cui i due paesi ridurranno le proprie emissioni di CO2 di circa un terzo nei prossimi due decenni. Affermazioni di rilievo se si pensa che questi due paesi da soli producono metà dell’anidride carbonica emessa. Va però constatato che i tagli promessi sono piuttosto modesti. Gli Usa promettono di tagliare le emissioni del 26-28% (rispetto però ai livelli del 2005) entro il 2025, mentre la Cina ha promesso che prima raggiungerà il proprio picco di emissioni nel 2030 e che dopo quella data si impegna a far calare i gas serra. Un po’ pochino insomma, ma tanto basta per fare da traino agli altri.

L’obiettivo finale dei colloqui e degli accordi è comunque quello di tenere l’aumento delle temperature globali al di sotto dei 2 gradi Celsius (3,6 gradi Fahrenheit) tenendo conto della media pre-industriale (1861-1890). Tuttavia (come riporta l’International Business Times), gli scienziati hanno riferito che l’obiettivo è ormai irrealistico, in quanto le temperature medie globali sono già salite di 0,8 gradi Celsius e potrebbero aumentare di altri 3 gradi nei prossimi anni. «Non siamo più in una situazione in cui il solo taglio delle emissioni è sufficiente. Abbiamo anche bisogno di adattarci ai cambiamenti climatici, ove possibile, e dove non è possibile, i paesi devono essere compensati in qualche modo», ha detto ad esempio Samantha Smith, leader di clima globale e iniziativa energetica presso il World Wildlife Fund for Nature, all’agenzia Reuters.

Poco prima dell’inizio della conferenza però Christiana Figueres, segretario esecutivo della Convenzione sul clima delle Nazioni Unite, pur ammettendo che «mai prima d’ora i rischi del cambiamento climatico sono stati così evidenti» ha ribadito che  allo stesso tempo «mai prima d’ora abbiamo visto un desiderio così forte da parte di tutti i livelli della società di mettere a punto azioni concrete per la lotta ai cambiamenti climatici» e ha poi proseguito aggiungendo fiduciosa: «possiamo essere ottimisti sul fatto che l’incontro di Lima sarà produttivo e porterà ad un risultato efficace in vista del vertice di Parigi del prossimo anno».

Per quanto riguarda l’Africa sarà da tenere sotto osservazione, per valutarne le mosse, il Sudafrica, considerato uno dei paesi emergenti, che, crescendo, stanno iniziando a produrre forti emissioni, ma che per ora non ha preso in considerazione ancora nessun taglio.
Il resto del continente africano è composto da stati che sono i meno responsabili del cambiamento climatico e tuttavia sono quelli che ne soffrono maggiormente le conseguenze (Nigrizia ne ha parlato nel numero di Maggio 2014). Di certo i paesi africani spingeranno (come hanno giustamente fatto anche i passato) affinché siano le grandi potenze industriali, che hanno prosperato emettendo a proprio piacimento per decenni, a farsi carico dei potenziali rischi causati dal proprio comportamento sconsiderato e aiutino i paesi più in difficoltà a prepararsi al cambiamento che li aspetta.
Di certo non è da sottovalutare la grande domanda di energia dell’Africa (specialmente quella elettrica), che non farà che aumentare per via dello sviluppo economico al quale il continente intero aspira e anche per l’ingente aumento demografico previsto (l’Africa, che ha oggi poco più di un miliardo di abitanti, ne avrà, prevede l’Onu, 2,4 miliardi nel 2050 e 4,2 miliardi a fine secolo). Se questa domanda non verrà soddisfatta nel modo giusto, puntando su grandi investimenti per sfruttare le fonti energetiche a emissioni zero e rinnovabili (idroelettrico, solare etc.), gli africani si rivolgeranno altrove, verso fonti più facili da utilizzare deforestando e bruciando altro carbone e combustibili fossili. 

Nella foto in alto, Etiopia: la siccità nel Corno d’Africa. Con il cambiamento climatico, rischia di assumere dimensioni catastrofiche. Sugli altopiani etiopi si possono registrare anche solo due giorni di pioggia all’anno. (Fonte:WFP/Sven Torfinn).
Nella foto sopra l’apertura della Conferenza  sui cambiamenti climatici a Lima il 1 dicembre. (Foto di Paulo Lima)