Ambiente

Vanno ridefinite le nozioni di crescita e di progresso, ripensato lo stile di vita, promossa la giustizia sociale. L’episcopato mondiale ha rivolto, il 26 ottobre, un appello ai capi di stato chiamati a raggiungere un accordo sul clima nel corso del COP21 di Parigi (30 novembre – 11 dicembre 2015).

Vanno ridefinite le nozioni di crescita e di progresso, ripensato lo stile di vita, promossa la giustizia sociale. L’episcopato mondiale ha rivolto, il 26 ottobre, un appello ai capi di stato chiamati a raggiungere un accordo sul clima nel corso del COP21 di Parigi (30 novembre – 11 dicembre 2015).

I firmatari dell’appello sono il card. Oswald Gracias – presidente della Fabc (Asia); il card. Péter Erdo – presidente del Ccee (Europa); il card. Reinhard Marx – presidente della Comece (Europa); il card. Ruben Salazar Gomez – presidente del Celam (America Latina); il card. Béchara Boutros Rai – presidente del Ccpo (Consiglio dei Patriarchi Cattolici d’Oriente); l’arcivescovo Gabriel Mbilingi – presidente del Secam (Africa); l’arcivescovo John Ribat – presidente del Fcbco (Oceania); l’arcivescovo Joseph Kurtz – presidente della Usccb (USA); il vescovo David Douglas Crosby – presidente del Cccb-Cecc (Canada). Di seguito i suggerimenti dei vescovi.

 

1. tenere presente non solo le dimensioni tecniche, ma soprattutto quelle etiche e morali dei cambiamenti climatici, di cui all’articolo 3 della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Unfccc).

2. accettare che il clima e l’atmosfera sono beni comuni globali appartenenti a tutti e destinati a tutti.

3. adottare un accordo globale equo, generatore di un vero cambiamento e giuridicamente vincolante sulla base della nostra visione del mondo che riconosce la necessità di vivere in armonia con la natura e di garantire il rispetto dei diritti umani per tutti, compresi quelli dei popoli indigeni, delle donne, dei giovani e dei lavoratori.

4. limitare con fermezza l’aumento della temperatura globale e fissare un obiettivo per la completa decarbonizzazione entro la metà del secolo, al fine di proteggere le comunità che in prima linea soffrono gli impatti dei cambiamenti climatici, come quelle nelle isole del Pacifico e nelle regioni costiere:

• garantendo che la soglia della temperatura sia sancita in un accordo globale giuridicamente vincolante, con impegni ambiziosi di attenuazione e azioni da parte di tutti i paesi che tengano pienamente conto delle loro responsabilità comuni ma differenziate e delle rispettive capacità, sulla base di principi di equità, responsabilità storiche e sul diritto allo sviluppo sostenibile.

• per assicurare che i percorsi di riduzione delle emissioni siano in linea con l’obiettivo della decarbonizzazione, i governi dovranno effettuare riesami periodici degli impegni presi. Riesami che per essere efficaci devono essere basati su dati scientifici ed essere obbligatori.

5. generare nuovi modelli di sviluppo e stili di vita che siano compatibili con il clima, affrontare la disuguaglianza e portare le persone a uscire dalla povertà. Fondamentale per questo è porre fine all’era dei combustibili fossili, eliminandone gradualmente le emissioni, comprese le emissioni provenienti da aerei e navi militari, e fornendo a tutti l’accesso affidabile e sicuro alle energie rinnovabili, a prezzi accessibili.

6. garantire l’accesso delle persone all’acqua e alla terra per sistemi alimentari sostenibili e resistenti al clima, che privilegino le soluzioni in favore delle persone piuttosto che dei profitti.

7. garantire, a tutti i livelli del processo decisionale, l’inclusione e la partecipazione dei più poveri, dei più vulnerabili e dei più fortemente influenzati.

8. garantire che l’accordo 2015 offra un approccio di adattamento che risponda adeguatamente ai bisogni immediati delle comunità più vulnerabili e che si basi sulle alternative locali.

9. riconoscere che le esigenze di adattamento sono condizionate dal successo delle misure di attenuazione adottate. I responsabili del cambiamento climatico hanno l’onere di assistere i più vulnerabili nell’adattarsi e nel gestire le perdite e i danni e nel condividere la tecnologia e il know-how necessari.

10. fornire roadmap chiare su come i paesi faranno fronte alla fornitura di impegni finanziari prevedibili, coerenti e aggiuntivi, garantendo un finanziamento equilibrato delle azioni di attenuazione e delle esigenze di adattamento.

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