Conflitto in Sudan
Mentre da mercoledì scorso sono cominciati i colloqui ad Addis Abeba tra il governo sudanese e l'Splm-N per risolvere politicamente il conflitto, continuano i bombardamenti nel Sud Kardofan e nel Blue Nile. A farne le spese sono sempre i civili.

Sono iniziati mercoledì scorso ad Addis Abeba i colloqui tra il governo di Khartoum e il “Sudan People’s Liberation Movement-North” (Splm-N) per trovare una soluzione politica al conflitto che si protrae da ormai 3 anni nei due stati sudanesi del Sud Kordofan e del Blue Nile. I negoziati, che si svolgono con la mediazione di Thabo Mbeki, presidente dell’African Union High Level Implementation Panel (Auhip), sembrano, però, aver già preso una piega non positiva, dal momento che la delegazione governativa, guidata dal consigliere presidenziale Ibrahim Ghandour, contesta il documento presentato dal mediatore. Chiede infatti di limitare la discussione alle due aree, mentre nel documento, supportato da Yassir Arman, mediatore capo della delegazione dell’Splm-N, sono stati inseriti anche punti relativi al Darfur e all’evoluzione politica degli ultimi mesi, quali la rimessa in moto del dialogo nazionale e la questione delle elezioni previste per l’anno prossimo, di cui l’opposizione tutta chiede il rinvio.

D’altra parte una soluzione politica non sembra essere nei piani di Khartoum. Il presidente Al Bashir stesso nelle scorse settimane ha dato ufficialmente avvio ad una campagna militare che ha l’obbiettivo di schiacciare la ribellione con le armi entro la fine dell’anno, secondo le sue stesse infiammate dichiarazioni. Nel Sud Kordofan e nel Blue Nile i bombardamenti aerei non sono stati interrotti neppure durante la stagione delle piogge, ma si sono intensificati nelle ultime settimane, con l’arrivo della stagione secca e l’inizio della nuova offensiva. Gli obiettivi sono sempre civili. La scorsa settimana è stato bombardato il mercato di Haiban, nel Sud Kordofan. Le tremende foto dei corpi smembrati dei sette morti, molti dei quali bambini, sono girate per giorni nei social media, documentando chiaramente quanto era avvenuto. Ieri, invece, otto tra donne e bambini sarebbero rimasti uccisi nel bombardamento di Yabos, una zona del Blue Nile dove si trova il più grande campo per la popolazione sfollata nella zona controllata dall’Splm-N. Diciassette sarebbero stati i feriti nei bombardamenti dei giorni precedenti.

Un’organizzazione della società civile sudanese, Sudan Democracy First Group, sta conducendo una campagna di advocacy internazionale contro il continuo e pianificato bombardamento di obiettivi civili nelle due aree, ma, per ora, senza un risultato visibile. Le orecchie e gli occhi della comunità internazionale continuano ad essere sorde e cechi quando si tratta della crisi sudanese.

L’aviazione di Khartoum ha anche ricominciato a bombardare il territorio di confine del Sud Sudan, dove ritiene ci siano campi militari o rotte di transito verso le zone controllate dalle forze armate dell’opposizione.  Due settimane fa è toccato alla contea di Raja, nel Western Bahr El Gazal, confinante con il Sud Kordofan, dove le autorità locali hanno dichiarato 35 morti civili, cosa che ha provocato dimostrazioni popolari nel capoluogo, Wau. Nei giorni scorsi è toccato a Maban. Philip Aguer, portavoce dell’esercito di Juba, ha dichiarato che un Antonov ha bombardato la località di Khor Tombak, facendo almeno sei feriti, tutti civili.