La settimana preparatoria
72 missionari comboniani, riuniti a Roma per il 17° Capitolo generale dell’Istituto, si sono messi in ascolto di alcune voci qualificate sui nodi cruciali della missione in Africa, Asia e America Latina. Il loro compito: “riqualificare la missione, la formazione e il governo” della congregazione. Il giorno 6 sono iniziati i lavori dell’assise, che ha il compito di rinnovare l’istituto e di suggerire gli strumenti adeguati per affrontare le nuove sfide.

Dal piano di Comboni al piano dei comboniani: riqualificare la missione, la formazione e il governo”. Questo il tema generale del 17° Capitolo generale dei missionari comboniani, che è definito “capitolo ordinario speciale”, perché finalizzato a un rinnovamento radicale dell’Istituto e alla ricerca-offerta di strumenti adeguati per affrontare le nuove sfide globali. Nella lettera ufficiale d’indizione, il superiore generale, padre Teresino Serra, ha scritto: «Il capitolo sarà grazia, se saprà essere un evento pentecostale. Dobbiamo lasciare tutto lo spazio allo Spirito, perché ci illumini, ci parli e ci guidi».

I 72 padri e fratelli capitolari rappresentano 1.702 comboniani sparsi per il mondo (18 vescovi, 1.252 sacerdoti, 266 fratelli e 173 studenti di teologia). A essi si sono aggiunti, come “osservatori”, 11 studenti di teologia (scolastici). Dei 72 capitolari, 45 sono europei, 14 originari delle Americhe e 13 africani.

L’apertura ufficiale del capitolo è avvenuta domenica 6 settembre con una solenne celebrazione eucaristica, presieduta dal cardinal Ivan Dias, prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli, nella casa generalizia dei comboniani a Roma. Durante la celebrazione i delegati hanno prestato giuramento di fedeltà all’assemblea capitolare.

In ascolto

L’inizio del capitolo è stato preceduto da una settimana introduttiva. Il 1° settembre, p. Pasqual Chavez, rettore maggiore dei Salesiani, e p. Giuseppe Filippi, comboniano, presidente della commissione pre-capitolare e neo-vescovo della diocesi di Kotido, in Uganda, hanno guidato un ritiro spirituale sul tema “Spiritualità e missione”. Nei giorni successivi, si sono succeduti in aula alcuni relatori per presentare vari temi di rilievo.

Il Preposito generale della Compagnia di Gesù, p. Adolfo Nicolás, ha parlato di “Evangelizzazione: grazia della chiesa e risposta di Dio al popolo, a partire dalla realtà dell’Asia”. Ha sottolineato come la tradizione sapienziale orientale tenga in grande considerazione l’intera creazione e insista nello sforzo di penetrare la realtà per scoprire la sapienza della vita nascosta negli eventi quotidiani. L’Asia ha rappresentato per i comboniani l’apertura più recente a nuovi campi d’evangelizzazione e costituisce una grande sfida per il piccolo gruppo di confratelli che vi operano. Da un lato, infatti, è il continente che, in pochi decenni, ha raggiunto un alto grado di sviluppo economico e tecnologico, pur ospitando le più grandi masse di poveri e il minor numero di cristiani; dall’altro, presenta una ricchezza e una complessità che rendono particolarmente difficile per i missionari stranieri comprenderne la storia, la cultura e le millenarie tradizioni religiose. Un contesto che richiede, in chi affronta il processo di acculturazione, grande fede, umiltà, rispetto, pazienza e soprattutto il coraggio di lasciarsi plasmare dalla speciale sensibilità della gente.

La persona del missionario è stata al centro della riflessione di mons. Agostino Gardin, segretario della Congregazione per la vita religiosa, sul tema “La vita consacrata, fraternità e missione”. Forte della sua lunga esperienza di superiore provinciale e generale dell’Ordine dei Frati minori, mons. Gardin ha affrontato le difficoltà di armonizzare vita di comunità e apostolato, partendo dal n. 54 del documento La vita fraterna in comunità. Ha detto: «I rapporti tra vita fraterna e attività apostolica, in particolare negli istituti dediti all’attività di evangelizzazione e di apostolato, non sono stati sempre facili e hanno provocato non raramente delle tensioni sia nel singolo che nella comunità. Per qualcuno il “fare comunità” è sentito come ostacolo per la missione, quasi un perdere tempo in questioni piuttosto secondarie». Ha però sottolineato che «nel mondo di oggi la testimonianza di vivere in fraternità con coloro che “non si scelgono” per stare insieme ma sono “donati” come fratelli dalla vita, diventa essenziale per l’annuncio missionario (…) La missione è connaturale alla consacrazione sia battesimale che religiosa: venir meno alla passione per il Regno sarebbe segno di poca salute per una comunità cristiana o religiosa; sarebbe tradire il Vangelo».

P. Marcos Recolons De Arguer, coordinatore per l’America Latina nel Consiglio generale dei Gesuiti, parlando di Sfide ed esigenze della missione oggi a partire dalla realtà dell’America Latina”, ha sottolineato la svolta missionaria nata dall’Assemblea del Celam tenutasi ad Aparecida (Brasile) nel 2007. «Il documento di Aparecida ha fatto emergere una nuova identità dei cattolici in America Latina: discepolato e missionarietà sono dimensioni fondanti della vocazione di ogni battezzato». P. Marcos ha elencato “dieci sfide fondamentali” che dovranno caratterizzare la presenza dei religiosi in America Latina. «Tale presenza dovrà trasformarsi: da “carisma ecclesiale” generico a “carisma profetico”; da segno escatologico del Regno a segno del Regno nella storia; da stile di vita “occidentale ” a uno stile latino-americano e caribico; da ricerca di uno “stato di perfezione” a “sequela di Gesù Cristo” nella comunità cristiana; da una presenza maggioritaria tra classi borghesi a una tra i poveri e gli emarginati; dall’assimilarsi alle tendenze della società alla testimonianza mistica e profetica; da un processo di riforma parziale a una vera rifondazione; da modalità di vita isolate e auto-referenziali alla collaborazione con altre realtà; da una sensibilità per i poveri al sostegno per la causa di tutti i “diversi”; da una vita centrata sulla “religiosità” a un servizio radicale in favore della vita.

P. Jean Roger Ndombi, del Congo-Brazzaville e consigliere generale dei gesuiti, ha indicato alcune sfide missionarie in Africa: discernimento vocazionale, necessità della collaborazione, dialogo inter-culturale e interreligioso, fedeltà dei religiosi ai loro voti, lotta alla miseria e allo sfruttamento e impegno per l’advocacy (difesa dei diritti della gente).

I suggerimenti degli “emeriti”

Tre superiori generali “emeriti” dell’istituto hanno espresso con franchezza ciò che ritengono importante per l’istituto.

P. Manuel Augusto Ferriera ha sottolineato sette aspetti fondamentali: prima discepoli poi missionari; la Parola di Dio come asse della missione; autorità come servizio e paternità; valorizzazione delle persone come “prima risorsa” della missione; la chiesa locale come soggetto primo di missione; integrazione dell’annuncio con l’impegno per la trasformazione sociale; assunzione delle proprie responsabilità come comboniani “santi e capaci”.

P. David Glenday ha evidenziato che il Piano di Comboni è nato dall’esperienza e dall’ascolto, da una visione globale del mondo, in un contesto di prova e di difficoltà, e in una cornice di preghiera.

P. Francesco Pierli ha condiviso alcune inquietudini: nei diversi capitoli cui ha preso parte ha notato che le difficoltà maggiori non si presentano durante la preparazione dell’evento (quando tutti si sentono coinvolti e offrono contributi) ma durante lo svolgimento dei lavori in aula capitolare, quando il clima di convivenza e di dialogo è messo a rischio dall’intento di difendere a oltranza le proprie posizioni. «La sfida maggiore si presenta al momento di implementare le decisioni prese e di tradurre nella vita concreta delle comunità i nuovi orientamenti stabiliti (…) Non si deve mai dimenticare che il capitolo è una mediazione umana dell’azione di Dio e che, pertanto, richiede l’applicazione di mezzi umani adeguati. Di qui, la grande responsabilità che sia i membri del capitolo e i nuovi responsabili dell’istituto devono assumere».

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