PAROLE DEL SUD – APRILE 2018
Comboniani Brasile

Sunaya è un’indigena warao, venezuelana, ha 24 anni e 4 figli. Il più piccolo è nato in Brasile, dove è immigrata, in fuga dalla fame e dalla violenza. Nel delta dell’Orinoco, la sua regione, le imprese minerarie hanno avvelenato le acque e la terra. Ora Sunaya vive ai semafori di Manaus, mentre cerca un lavoro più degno.

La rete Iglesias y Minería, servizio ecumenico offerto a varie comunità latinoamericane, conosce bene questi ed altri “effetti collaterali del progresso” e dell’estrazione mineraria.

In un’altra regione dell’Amazzonia brasiliana, a Porto Velho, la comboniana suor Chiara lavora intensamente nella rete Un grido per la vita. È un network religioso che si impegna da dieci anni nella prevenzione del traffico di esseri umani e nella difesa delle vittime. Opera in svariati campi, dalla prostituzione ad altre forme di sfruttamento sessuale, dal lavoro forzato alla schiavitù al traffico di organi. Le donne sono le vittime più fragili di questo mondo sommerso.

Pure in Mozambico sono le donne a soffrire di più per la concentrazione delle terre in mano a multinazionali dedite all’export della produzione. Chiedetelo a suor Rita, comboniana che da anni lavora nella Commissione giustizia e pace nel nord del paese.

Cos’hanno in comune queste persone, immerse nelle sfide quotidiane della missione di Comboni a diverse latitudini, in cerca della rigenerazione dei popoli a cui sono state inviate? La stessa ispirazione e passione. E anche un appuntamento in Brasile: da 13 al 18 marzo 2018 si è tenuto, Salvador de Bahia, il Forum sociale mondiale (Fsm).

Chiara, Rita, Iglesias y Minería e vari altri comboniani da Africa, Europa e Americhe (50 in tutto) si sono incontrati per la settima volta al Fsm. Tutto è cominciato con il Forum di Nairobi nel 2007. Abbiamo pensato: «I movimenti sociali si riuniscono in un paese in cui noi comboniani siamo molto presenti e inseriti nella società civile, è un’occasione d’oro per scambiare esperienze e prospettive di impegno». Con questa intuizione, siamo stati un po’ precursori dello spirito di papa Francesco, che ha già incontrato tre volte i movimenti sociali, con dibattiti ad alta densità spirituale. Dopo Nairobi ci siamo ritrovati a Belém (Brasile), Dakar (Senegal), due volte a Tunisi e a Montreal (Canada).

Il Fsm attraversa un momento critico. È un processo contagiato dalla routine degli eventi, da una certa burocratizzazione e dal protagonismo delle organizzazioni non governative rispetto ai movimenti sociali. È criticato per un’apparente dispersione, poche azioni dirette e difficoltà di convergere su obiettivi comuni. Ma è uno spazio creativo che favorisce nuove alleanze e ispira forme di resistenza e organizzazione in contesti diversi.

La nostra famiglia comboniana ha presentato le iniziative a cui lavora quotidianamente, contribuendo alla riflessione spirituale e teologica dei gruppi religiosi, dando ragione della nostra speranza e imparando nuovi percorsi di umanizzazione e incontro delle culture. Tra di noi, abbiamo approfondito il tema del lavoro in rete e della promozione dei ministeri, per una Chiesa che offra sempre più spazio al protagonismo e alla competenza dei laici.

Estrazione mineraria
La Conferenza episcopale latinoamericana ha pubblicato lo scorso marzo un’esortazione apostolica in continuità con l’enciclica Laudato Si’, con posizioni forti e chiare sulla violenza e la voracità del modello minerario in America Latina.

 

Fsm
L’edizione 2018 ha avuto una connotazione politica esplicita, in appoggio all’ex presidente brasiliano Lula: fatto nuovo nello spirito del Fsm che cerca di evitare opzioni di partito. È stato riscritto il Documento dei princìpi (carta d’identità del Fsm) e sciolto il Comitato internazionale (struttura organizzative) per dare spazio a nuove forze e idee.