TATALITA – DICEMBRE 2017
Elianna Baldi

Il 10 ottobre di quest’anno non lo scorderò mai. Come ogni anno, nella Repubblica Centrafricana e altrove nel mondo, comboniani e comboniane si ritrovano, in occasione della festa liturgica, per far memoria di san Daniele Comboni: spunti di meditazione, messa, pranzo di festa.

Siamo dai confratelli, a Bangui. Finisce la messa e trovo alcune chiamate perse, provenienti da uno stesso numero. È il vicino da cui compriamo il pane, che mi invita a tornare in fretta a casa, poiché due delle persone che da 12 e 5 anni lavorano con noi ci stanno rubando un po’ di cose, tra cui un motorino, facendole passare sopra il muro di cinta dietro casa.

Una doccia fredda. Incredulità. Dubbi. Il motorino era chiuso in un container nel giardino. Non sappiamo da quanto tempo avevano sostituito e rubato la chiave custodita in una cassettina, ma di sicuro il “colpo” era preparato, aspettando la buona occasione. I due, messi di fronte alle loro responsabilità, negano l’evidenza e accusano falsamente altre persone. Padri di famiglia che mandano tutto all’aria per un beneficio che avrebbe permesso loro di campare per non più di due mesi…

Un triste accadimento che ci ha comunque mostrato l’amicizia, la solidarietà, l’affetto di tante persone che ci hanno aiutato ad affrontare, gestire e superare questa difficoltà.

A partire da Alessandra, la ragazzina che cogliendo i due sul fatto è corsa a riferirlo al nostro vicino. Emiliano che non ha perso un attimo e ha contattato chi aveva il mio numero perché mi informasse di ciò che stava accadendo. Subito hanno anche cercato di telefonare ai due ladruncoli per dissuaderli e, in seguito, per convincerli a rinsavire e a restituire il maltolto.

Malko, il giardiniere, era in ferie e dunque non implicato. Tuttavia i suoi conoscenti lo hanno avvicinato dandogli dei consigli sul modo di lavorare e sull’importanza dell’onestà per mantenere un lavoro che è una sicurezza per lui e la famiglia.

Giulia, nostra giovane amica e anche lei testimone oculare, che dopo aver cercato invano di convincere il più anziano dei due a chiedere perdono e a restituire, è venuta a darci una mano gratuitamente per tenere in ordine la nostra grande casa. Senza cuoco e factotum, per me e la sorella anziana non è stato facile.

Il fratello di un nostro amico, responsabile del personale di una delle poche grandi aziende di Bangui, ci ha accompagnato passo dopo passo in tutte le pratiche burocratiche (ispezione dell’ufficio lavoro, indagini dei carabinieri, ecc.), ed è stato un bel sollievo. E ancora un avvocato che abita nella parrocchia ci ha dato la sua consulenza gratis. Un padre comboniano ci ha messo in contatto con un cognato, ispettore del lavoro, che ha curato il contenuto e la forma degli atti di licenziamento.

La moglie del vicino di casa ha cucinato pesce e pollo per noi e gli ospiti in occasione di una riunione provinciale in casa nostra. Ho potuto sempre contare su un gruppetto di giovani disponibili a fare per noi delle commissioni in città.

Lo sguardo fraterno e affettuoso di tanti ci ha accompagnato in questi giorni resi lunghi da un cuore deluso e incredulo. Nel giorno della sua memoria, il nostro padre e fondatore, san Daniele Comboni, ha voluto offrirci un dono: farci vedere all’opera i suoi figli e figlie, mano nella mano, come fratelli e sorelle.

Comboniane
Sono 13 sorelle di 7 nazionalità diverse, dislocate in 3 comunità: 2 a Bimbo, vicino Bangui, e una terza a Bagandou, diocesi di Mbaiki. Si dedicano all’animazione missionaria e si occupano di educazione con un convitto per ragazzine delle medie, di scuole materne e elementari, di formazione di maestri e di gestione di un ospedale in area rurale.

Bangui
Fondata nel 1889, ha fatto parte dell’Africa equatoriale francese ed è la capitale della Repubblica Centrafricana, indipendente dal 1960. Situata sulle rive del fiume Ubangi, affluente del fiume Congo, conta circa 800mila abitanti.