Kenya orientale / Reportage dalle contee di Nakuru e Baringo

Le comunità locali prosperano con l’attività agropastorale. Piccole aziende e cooperative dotate di tecnologie appropriate e attente al mercato locale. Uno sviluppo sostenibile propiziato dall’incontro con ong locali e internazionali e dal supporto pubblico.

Molo, una indaffarata cittadina a 2500 metri di altitudine, è capoluogo di uno dei distretti agricoli più produttivi del Kenya. Si trova ai margini della foresta Mau, la più importante foresta pluviale di montagna dell’Africa orientale, il più rilevante bacino idrico e probabilmente il territorio più sistematicamente devastato del paese. Prende il nome dal fiume Molo, uno dei tanti che scaturisce dalla foresta. Seguendone il corso, in poche decine di chilometri si scende nella zona semiarida di Marigat, per arrivare infine al lago Baringo, dove i problemi della foresta si scaricano insieme all’acqua del fiume, piena di sedimenti e fertilizzanti. Il viaggio è occasione di molti incontri e offre innumerevoli spunti di riflessione e di confronto

Salomè ci riceve sulla soglia di casa, un modesto appezzamento abbarbicato a circa 2800 metri, nel villaggio di Kariricania, case sparse su terreno ricavato dalla deforestazione, iniziata in epoca coloniale, quando la zona venne occupata da estese piantagioni. Le politiche postcoloniali aggravarono la situazione, fino ad arrivare a una vera e propria lottizzazione, durante il regime di Arap Moi (1978-2002).

Salomè conduce un’azienda agricola di 4 acri kenyani, poco più di un ettaro e mezzo. È visibilmente orgogliosa del suo lavoro, che le ha permesso di sistemare nel migliore dei modi i suoi 11 figli: «Pensa che fino al 2005 eravamo poveri, non eravamo capaci di far produrre la nostra terra», racconta mentre ci accompagna nell’orto. «Un piccolo orto, giusto per il consumo familiare», sottolinea, che però le consente di vendere ogni anno, tra l’altro, una tonnellata di farina di ortica. La pianta, tipica della foresta, non ha bisogno di cure e cresce praticamente spontanea in una parte del piccolo appezzamento che confina con il recinto di casa. L’ortica, scientificamente considerata uno scrigno di sali minerali e vitamine, era tradizionalmente consumata nella zona, ma rischiava di scomparire dalla tavola, soppiantata da verdure più commerciali. Invece ora viene essiccata, trasformata in farina e commercializzata attraverso un outlet di cibo biologico a Nairobi. Ormai la farina di ortica, anche confezionata in bustine come il tè, si trova in tutti i migliori supermercati del paese. (…)

Per continuare la lettura dell’articolo del numero di Nigrizia di novembre 2014: rivista cartacea o abbonamento online.

Copyright 2021 © Nigrizia - Tutti i diritti sono riservati