Studio Afreximbank
C’è stata una crescita del 5,6% rispetto al 2016. Ma le potenzialità sono totalmente inespresse. Il rapporto dell’African Export-Import Bank confida in iniziative come la Zona di libero scambio. Potrebbe far crescere il commercio interafricano del 52,3% da qui al 2022.

Nel 2017 le transazioni commerciali interafricane sono state pari a 128 miliardi di dollari. Un aumento del 5,6% rispetto al 2016. Nonostante ciò i risultati restano comunque al di sotto delle aspettative. Nel 2017 il commercio all’interno del continente è sceso al disotto del 15% del volume totale degli scambi commerciali, mentre quelli con il resto del mondo hanno un valore ben più consistente, con 907,63 miliardi di dollari.

Sono i risultati emersi dal recente rapporto dell’African Export-Import Bank (Afreximbank), pubblicato qualche settimana fa.

Secondo gli analisti dell’istituto, il commercio interafricano «rappresenta un elemento di protezione dagli choc economici esterni» e andrebbe dunque potenziato. Tra gli effetti positivi che potrebbe portare l’incremento degli scambi interni ci sarebbero l’accelerazione del processo di industrializzazione e l’inserimento nel mercato di prodotti lavorati in Africa. Prodotti, ricorda lo studio, che già occupano uno spazio importante nel commercio interno, contrariamente a quello con l’esterno che riguarda per lo più l’esportazione delle materie prime come gli idrocarburi.

Pur lamentandosi degli scambi insufficienti, gli esperti dell’Afreximbank precisano però che una presa di coscienza della loro importanza «è sempre più percepibile» nel continente. Ne sono la prova una serie di iniziative portate avanti sia a livello regionale sia continentale come la Zona di libero scambio (AfCfta / Zlec) annunciata in marzo a Kigali dall’Unione africana (Ua).  

In previsione della creazione di questo immenso mercato, che interesserà oltre un miliardo di persone, con un Pil di circa 3,3 trilioni di dollari, gli istituti di finanziamento cercano di moltiplicare i progetti per preparare gli stati alle nuove sfide. L’Afreximbank è fra questi e afferma di voler puntare in particolare su infrastrutture e parchi industriali.

Gli scambi in Africa
In tutto il continente i prodotti di scambio sono diversi: veicoli, minerali, ferro, acciaio, metalli preziosi ed energia elettrica. Ma anche prodotti in plastica, zucchero, oli essenziali, cosmetici e fertilizzanti.  Il Marocco, per fare un esempio, è il principale esportatore di fertilizzanti del continente secondo il rapporto. Fra i suoi migliori clienti c’è la Costa d’Avorio e gli scambi fra i due paesi potrebbero aumentare se il regno aderirà alla Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (Cedeao).

L’Afreximbank ha fatto una classifica dei paesi che commerciano maggiormente con i loro vicini per comprendere meglio le dinamiche continentali. La top10 è dominata da nazioni anglofone e il Sudafrica è il leader incontrastato. Nel 2017 i suoi scambi con il resto del continente sono aumentati dell’8,6% raggiungendo i 31,9 miliardi di dollari. Ciò equivale al 24% dell’intero commercio interafricano. I sudafricani importano per lo più idrocarburi e alcuni prodotti tessili dai paesi vicini, mentre le sue esportazioni sono prodotti chimici, minerari e ferro e acciaio lavorati.

Al secondo posto c’è la Namibia che ha fatto scambi del valore di 7,5 miliardi di dollari. Il paese gode della vicinanza con il Sudafrica e ha compiuto un’improvvisa balzo in alto in classifica, ma solo grazie all’aumento delle vendite di diamanti nel vicino Botswana nel 2017 pari a un +15%.  A chiudere il podio c’è la Nigeria con scambi pari a 7 miliardi di dollari. Anche se è stata superata dalla Namibia, resta uno dei leader nel commercio interafricano, ma tutto viene sorretto dal petrolio, che vale il 90% delle sue esportazioni.

Anche Zambia (6,71 mld) e Costa d’Avorio (5,31 mld) sembrano aver creato buone reti di commercio nelle loro regioni, contrariamente a quanto appare per il promettente Kenya che, invece, delude all’11° posto con 3,38 mld di dollari di scambi.

L’occasione AfCfta

Tutti questi scambi di merci di vari settori potrebbero essere potenziati dall’AfCfta, su cui gli analisti della Afreximbank puntano molto. È stata già firmata dalla maggioranza dei membri dell’Ua, ma solo sei (Rwanda, Niger, Ciad, Kenya, Ghana ed eSwatini) l’hanno ratificata, mentre purtroppo manca il gigante economico Nigeria, che non ha aderito assieme a Eritrea e Guinea Bissau.
Il grande progetto commerciale «accelererà il processo di trasformazione strutturale delle economie africane», dicono gli economisti dello studio. Secondo le loro stime l’AfCfta potrebbe far crescere il commercio interafricano del 52,3% da qui al 2022, aumentare l’afflusso di investimenti diretti esteri e spostare le materie prime verso l’industria e il settore manifatturiero.