Comore / Scontri

L’Unione africana e le Nazioni Unite hanno lanciato ieri un appello alla “calma” e al “dialogo” ad Anjouan, l’isola dell’arcipelago delle Comore, nell’Oceano Indiano, dove da lunedì  si scontrano esercito e oppositori del regime.

Difficile sapere esattamente cosa sta succedendo, ammette Radio France Internationale, perché le versioni dei testimoni contattati al telefono e del governo, divergono. Fuoco continuo da entrambe le parti per i residenti e conflitti contenuti e praticamente sotto controllo, senza alcun fuoco militare, secondo il governo centrale, che è anche in conflitto con l’esecutivo dell’isola.

L’agenzia Reuters parla di due persone uccise dai soldati e quattro ferite ieri nel centro della capitale, ma il governo centrale nega. «L’esercito non ha sparato» dice Mohamed Daoudou, ministro degli Interni delle Comore. «I militari hanno solo messo in sicurezza l’area e confinato i terroristi nella medina». Quelli che Daoudou definisce “terroristi” vengono invece definiti «criminali che agiscono sotto l’effetto di droghe» da un funzionario del ministero della Difesa dell’isola.

Gli abitanti della medina e alcune fonti militari parlano anche di quattro poliziotti presi in ostaggio dagli insorti, ma Dadoudou nega, accusando l’esecutivo di Anjouan d’aver «orchestrato una campagna di disinformazione».

In una dichiarazione, il governatore dell’isola ha affermato che considera legittime le rivendicazioni della popolazione, ma che non sostiene in alcun modo un conflitto armato.

Il 30 luglio nell’arcipelago si è svolto un referendum – definito illegale dall’opposizione – che ha determinato l’approvazione di modifiche costituzionali che consentono all’attuale presidente Azali Assoumani, di candidarsi nuovamente (per altri due mandati di 5 anni) alle elezioni anticipate del prossimo anno, anziché lasciare il potere nel 2021. La mossa dell’ex golpista Assoumani negherebbe inoltre all’isola di Anjouan di assumere la prossima presidenza, in base a un sistema di rotazione tra le tre isole principali. (Radio France Internationale / Reuters)