Comore / Rivolte

Aumenta la tensione ad Anjuan, nell’arcipelago delle Comore, nell’Oceano Indiano, da quattro giorni epicentro di una rivolta contro il presidente Azali Assoumani che sta cercando di mantenersi al potere oltre la scadenza del suo termine.

Ieri Assoumani ha inviato rinforzi militari per sedare la rivolta armata. Ci sono testimonianze di pesanti colpi di arma da fuoco, esplosioni, molte sparatorie e residenti che fuggivano dal centro della capitale, dove sono asserragliati gli anti-governativi. Il vecchio quartiere della medina della capitale Anjouan, Mutsamudu, con i suoi stretti vicoli intersecanti, è diventato l’epicentro dei combattimenti.

Sempre ieri le autorità hanno tagliato la distribuzione di acqua e di elettricità a Mutsamudu, mettendo in difficoltà anche i residenti rimasti nella medina. Secondo un testimone, circa 40 uomini armati stanno guidando l’insurrezione armata. Altri descrivono uomini mascherati con armi automatiche che vagavano per la medina.
Sull’isola è in vigore un coprifuoco notturno.

Mercoledì le Nazioni Unite e l’Unione Africana hanno invitato alla calma e chiesto di riprendere i colloqui in stallo tra le parti.

Il 30 luglio nell’arcipelago si è svolto un referendum – definito illegale dall’opposizione – che ha determinato l’approvazione di modifiche costituzionali che consentono all’attuale presidente Assoumani, di candidarsi nuovamente (per altri due mandati di 5 anni) alle elezioni anticipate del prossimo anno, anziché lasciare il potere nel 2021. La mossa dell’ex golpista Assoumani negherebbe inoltre all’isola di Anjouan di assumere la prossima presidenza, in base a un sistema di rotazione tra le tre isole principali. (Al Jazeera)