Burkina Faso / Costa d'Avorio
Convocato dal tribunale militare del Burkina Faso per rispondere dell'assassinio di Sankara, Compaoré ha trovato le porte aperte in Costa d'Avorio, dove il suo amico Ouattara gli offre riparo dall'ombra minacciosa della giustizia. D'altronde…cane non mangia cane, come si suol dire.

Questi “dittatori” dal pelo democratico non finiscono di sorprenderci. Ma per confermare una volta di più che…cane non mangia cane. Ed eccola la notizia, che circolava da giorni ormai: “il bel Blaise”, l’ex presidente del Burkina Faso, l’assassino del suo amico e compagno d’armi, Thomas Sankara, e che ha regnato sull’ex Alto Volta per quasi 30 anni, è…ivoriano! E, come per caso, questa nazionalità l’ha avuta da quel Alassane Ouattara che per tanti anni se l’era vista contestata (la sua “ivorianità” non era riconosciuta) da chi regnava allora sulla Costa d’Avorio e che, per come sono andate poi le cose, aveva mille ragioni per temerlo.

Cittadinanza strategica
Perché questo cambiamento di nazionalità? Semplicemente perché il 21 dicembre contro Blaise Compaoré era stato lanciato un ordine di arresto internazionale da parte del Tribunale militare burkinabè, che vorrebbe ascoltarlo nel quadro nell’inchiesta sull’assassinio del presidente Thomas Sankara, suo vecchio amico, fratello d’armi e compagno della rivoluzione. Ma è evidente che “l’enfant terrible de Ziniaré” (Compaoré) non ha alcuna intenzione di rientrare in patria per rispondere alla giustizia del suo paese. Compaoré è ormai protetto contro la giustizia burkinabé, dato che la Costa d’Avorio non estrada i suoi cittadini.

Peccato che proprio lui, che per Costituzione è stato il primo magistrato del Burkina, non colga l’occasione che gli è offerta di spiegarsi, finalmente, sui fatti e misfatti del suo interminabile regno sans partage! Come prendersela allora con la Corte penale internazionale (accusata di avercela solo con gli africani) se con capriole del genere i responsabili politici africani per primi si rifiutano di comparire davanti alla giustizia del loro paese?

La naturalizzazione di Compaoré non faciliterà certo le relazioni tra Burkina e Costa d’Avorio. Dalla caduta del regime Compaoré le relazioni tra Ouagadougou e Abidjan sono peggiorate. Ancor più lo sono state con il putsch del 16 settembre 2015 ad opera del generale Diendéré, e soprattutto dopo che la Giustizia militare burkinabè aveva lanciato un mandato di arresto contro la seconda carica dello stato ivoriano, Guillaume Soro.

Uniti nella complicità
Alassane Dramane Ouattara dà l’impressione di essere particolarmente benevolo e generoso in casa sua nei confronti di quanti, scontenti della caduta di Blaise Compaoré, hanno giurato di vendicarsi con tutti i mezzi. Per parte sua, sottraendosi alla giustizia del suo paese, Comaporé non fa che confermare tutti i sospetti che pesano su di lui e dar ragione ai suoi detrattori, soprattutto a coloro che lo accusano dell’assassinio di Thomas Sankara, la macchia più nera del suo lungo regno.

Ma questa storia porta pregiudizio anche a Ouattara. Che ormai passa per essere complice di un noto dittatore, lui che si accanisce sistematicamente ed esclusivamente contro i sostenitori del suo predecessore, Laurent Gbagbo. Come fa a farsi passare per paladino della giustizia, se questa stessa giustizia la nega alle numerose vittime burkinabè di Blaise Compaoré?

C’è chi fa dell’ironia sui social media: «Urgente, attenzione: Blaise Compaoré candidato del Rassemblement dei repubblicani (partito di Ouattara, ndr) alle elezioni del 2020. Ouattara ha dato la nazionalità a Compaoré e intende cambiare la Costituzione per permettergli di presentarsi candidato nel 2020. Stiamo attenti! Chiedo alle Forze di difesa e sicurezza (milizie di Gbagbo, ndr) di impedire a un altro mossi di comandarci!». Più seriamente: «La nazionalità ivoriana non va data a criminali ricercati nel loro paese per crimini!».  

Intanto c’è da scommettere che nel suo dorato esilio ivoriano, Compaoré non viva sogni d’oro, perché non può non essere ogni giorno ossessionato dal fantasma del suo amico Thomas Sankara, morto in circostanze ancora non chiarite nel 1987, durante quel colpo di stato che lo aveva portato al potere. Un fantasma, quello di Sankara, che potrebbe rovinargli le sue notti tranquille. Per il resto dei suoi giorni.