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La polizia italiana impegnata nel rafforzamento degli apparati di sicurezza egiziani
Complici ufficiali: polizia italiana ed egiziana unite nella repressione
L’Italia ha contribuito al deterioramento dei diritti umani in Egitto, grazie ad una serie di accordi di cooperazione a livello bilaterale e multilaterale che hanno fornito addestramento ed equipaggiamento alle forze di sicurezza del regime
22 Giugno 2022
Articolo di Giuseppe Acconcia
Tempo di lettura 4 minuti

Non si ferma la repressione in Egitto. È stato rinviato al prossimo 27 settembre, di ben tre mesi, il processo dello studente dell’Università di Bologna, Patrick Zaki, accusato di diffusione di notizie false in una vicenda giudiziaria che va avanti ormai da 31 mesi. Mentre prosegue da ben 82 giorni lo sciopero della fame l’attivista socialista, Alaa Abdel Fattah, condannato arbitrariamente a cinque anni di reclusione.

Come se non bastasse, a conferma del sostegno internazionale alla repressione in corso nel paese è arrivato il report del think tank EgyptWide: Official Violators: Egypt-Italy Police Cooperation in Human Rights Violations (Complici ufficiali: l’impatto della cooperazione di polizia di Italia-Egitto sui diritti umani). Il report analizza l’evoluzione della cooperazione tra polizia egiziana e italiana nei dieci anni che hanno segnato la storia recente egiziana (2010-2020), dalle proteste di piazza Tahrir alla repressione dopo il golpe militare del 2013.

Secondo EgyptWide, l’Egitto è sprofondato in un autoritarismo sempre più paranoico e repressivo in cui gli apparati di sicurezza dello stato hanno esteso il loro controllo su ogni aspetto della vita del paese.  

Italia e Ue complici della repressione 

Con la diffusione in Egitto di pratiche sempre più degradanti come arresti arbitrari, torture, come confermato da un recente report di Human Rights Watch, censura di ogni forma di dissenso e processi militari per i civili, alcuni paesi europei, tra cui l’Italia, hanno puntato a una nuova architettura delle relazioni euro-Mediterranee seguendo gli slogan della “stabilità”, “sicurezza” e controllo dei flussi migratori.

Secondo le fonti del ministero dell’Interno italiano, analizzate nel report, sono proliferate le iniziative bilaterali tra polizia italiana ed egiziana per rafforzare le capacità operative degli apparati di sicurezza egiziani, inclusa la fornitura di equipaggiamento paramilitare gratuito e corsi di formazione (tra cui l’Itepa – International Training Centre at the Egyptian Police Academy), nell’ambito di un numero crescente di scambi di esperti, conferenze, summit bilaterali tra le polizie dei due paesi.

I poliziotti egiziani, tra il 2016 e il 2019, hanno seguito corsi di formazione e usato strumenti forniti dalla polizia di stato italiana, i carabinieri e il Nucleo operativo centrale di sicurezza (Nocs). Nel report si legge che, nonostante la progressiva soppressione delle libertà democratiche e dei diritti umani, come riconosciuto da organismi internazionali tra cui le Nazioni Unite, l’Italia ha contribuito attivamente a rafforzare il potere e la legittimità degli apparati di sicurezza egiziani.

Quindi anche l’Italia ha contribuito al deterioramento dei diritti umani in Egitto, a livello bilaterale e multilaterale, come confermato dalla partecipazione in programmi promossi dall’Unione europea o da consorzi con paesi africani, come Ct-Mena, Operazione Themis e nel quadro del progetto EuroMed Police.

Cinque detenuti rilasciati, migliaia ancora in carcere e nuovi arresti

Otto organizzazioni per la difesa dei diritti umani, tra cui Amnesty International e il Cairo Institute for Human Rights Studies hanno pubblicato una lettera indirizzata ai ministri degli esteri dell’Unione europea chiedendo di usare il prossimo incontro dell’Eu-Egypt Association Council per sollevare la mancanza di rispetto dei diritti umani in Egitto. In particolare si fa riferimento ad alcune condizioni per il futuro delle relazioni tra Unione europea ed Egitto come il rilascio dei prigionieri politici, alla moratoria sull’uso della pena di morte, la fine delle pratiche di tortura e le sparizioni forzate.

Pochi giorni fa, il presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha visitato il Cairo per firmare un memorandum d’intesa che accrescerà le forniture di gas naturale dal Mediterraneo orientale per far fronte agli effetti della guerra in Ucraìna. Von der Leyen ha anche promesso 100 milioni di euro per sostenere il paese in caso di crisi alimentare dovuta a insufficienti forniture di grano da Russia e Ucraìna.

Infine, cinque prigionieri politici sono stati rilasciati nelle scorse settimane, tra cui il blogger Mocha, la traduttrice, Kholud Saied, e l’ex parlamentare Mohamed Mohie Eddin. «Esprimiamo soddisfazione per il rilascio, atteso da tempo, di detenuti arrestati solo nell’esercizio dei loro diritti», ha detto Amna Guellali di Amnesty International. «Migliaia continuano a marcire nelle carceri egiziane mentre non si fermano nuovi arresti e procedimenti arbitrari», ha continuato.

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